150 progetti in ritardo e i cantieri sono fermi
Pratiche edilizie per 293 milioni di euro mancano di integrazioni, scattano le multe Di Stefano attacca i tecnici, ma gli ingegneri si difendono: è colpa del Comune
L’AQUILA. Codice 50000 (numero di fantasia), scadenza dei tempi di presentazione delle integrazioni: 12 agosto 2014; giorni di ritardo al 15 maggio: 643; importo del contributo: quasi 8 milioni di euro. Detto così, sembra l’elenco di una serie di dati senza senso o appannaggio di pochi tecnici e, invece, non c’è nulla di più eloquente: quello citato è soltanto un esempio di uno degli oltre 100 progetti relativi alla scheda parametrica parte seconda (per ottenere il contributo per ricostruire) bloccati al Comune perché mancanti delle famose integrazioni richieste dagli uffici.
Una quantità di progetti per un valore di 161 milioni di euro, risorse stanziate dalle delibere Cipe e che restano ferme nelle casse comunali senza poter essere spese, in quanto i progettisti tardano a completare o correggere la documentazione. Per lo più si tratta di “deficienze” documentali, ad esempio parti abusive e non condonate, violazioni urbanistiche come aumenti di volumetria non consentiti. Ora il Comune ha chiesto agli uffici di raccogliere in un elenco questi progetti, estrapolando le informazioni dal database dell’Usra, e in nome della trasparenza (e anche per fare una più rapida conta), li ha pubblicati sul sito (http://www.comune.laquila.gov.it/pagina90_elenco-delle-pratiche-da-integrare.html). I progetti fermi riguardano la città, ma anche le frazioni (Bazzano, Camarda, Roio, Tempera, Arischia, Onna, Paganica), dove da tempo si lamenta la lentezza della ricostruzione. I ritardi oscillano dai 14 ai 643 giorni: un’enormità per una città come L’Aquila che non può perdere più nemmeno un giorno nel processo di ritorno alla normalità. Non a caso sono finiti sotto la lente dell’amministrazione comunale (ma si lamentano anche i direttori dei due uffici speciali) perché stanno bloccando l’apertura dei cantieri e la riconsegna della abitazioni ai proprietari che, intanto, restano a occupare gli alloggi del progetto Case o dei villaggi Map continuando a pesare sul Comune per l’assistenza alla popolazione e sullo Stato che deve intervenire laddove l’amministrazione non arriva. Il Comune ha dichiarato battaglia a questa “stortura” ed è infatti allo studio un modo per sanzionare i professionisti inadempienti, allo stesso modo in cui vengono multate le imprese che non procedono con i lavori.
Il pugno duro era stato annunciato dall’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, una ventina di giorni fa: «Se le case non vengono ricostruite le persone non possono lasciare gli alloggi provvisori», aveva tuonato l’assessore, «una situazione che pesa anche sulla ripresa socio-economica dei centri storici». E che peserà anche sui futuri stanziamenti del Cipe, che si basa sulla capacità di spesa del Comune. Rallentando il rientro a casa, viene dilazionato pure il pagamento della Tari, una delle entrate fondamentali per il bilancio in perenne difficoltà e con l’esigenza di dover ricorrere ai fondi straordinari del governo. Insomma, un cane che si morde la coda e un balletto poco edificante per L’Aquila. Meno sostanzioso è l’elenco dei ritardi nella consegna delle integrazioni della scheda parametrica parte prima (quella che permette di stabilire la definizione del contributo): una cinquantina per un totale di circa 133 milioni di euro. Difende l’operato dei progettisti il presidente provinciale dell’ordine, Elio Masciovecchio, che rimanda la palla agli uffici territoriali del cratere sismico e al Comune, «pieni di pratiche con tempi di attesa di anni».
Marianna Gianforte
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