3G, via ai licenziamenti per 91 telefonisti
Il call center continua sulla strada dei tagli. I sindacati all’azienda: impugneremo i provvedimenti
SULMONA. Sono 91 i licenziamenti avviati dalla 3G a Sulmona e 106 a Campobasso. Il call center sulmonese continua con i tagli già cominciati tempo fa e rilancia sui numeri. Proprio ieri i sindacati hanno ricevuto la comunicazione formale dell’azienda, che mette nero su bianco altri 91 esuberi. Il gruppo di telecomunicazione aveva annunciato nei giorni scorsi 248 esuberi da spalmare negli stabilimenti di Roma, Sulmona e Campobasso, alla luce del reintegro di 30 operatori, disposto dal tribunale di Campobasso, che ha rigettato i licenziamenti avviati dall’azienda.
87 erano stati i tagli fatti in città nei mesi scorsi, 51 dei quali sono stati impugnati. Si resta, dunque, in attesa della sentenza del giudice del lavoro prevista per il prossimo mese al tribunale di Sulmona. Tra i circa 400 operatori telefonici rimasti al lavoro, 250 assunti con contratto a tempo indeterminato e 150 con collaborazioni coordinate, serpeggia grande preoccupazione.
«Faremo il possibile per impugnare anche questi», interviene Marilena Scimia della Slc Cgil, «purtroppo ce lo aspettavamo, ma non va bene». La 3G, infatti, con il suo numero di occupati, rappresenta la seconda realtà produttiva della zona, dopo la Magneti Marelli. Un fortino di posti di lavoro che – tra difficoltà varie e perdita di commesse – è riuscita ad arrivare fino ad oggi. Ora, però, con gli appalti al ribasso e le aziende che investono nei paesi dell’Est, dove il costo del lavoro è di molto inferiore, la parabola dei call center avviata dalla riforma Damiano sulla stabilizzazione dei precari, è in caduta libera. E la paura è che si arrivi alla chiusura. Dall’apertura della procedura dovranno passare 75 giorni, poi partiranno le lettere di licenziamento. Ennesimo regalo di Natale non richiesto per gli operatori sulmonesi. Una volta avviati i licenziamenti, i lavoratori con contratti part-time (6 ore) perderanno paghe di circa 900 euro al mese e quelli con rapporto di lavoro full-time (8 ore) di circa 1.300.
Intanto, tra i gli operatori rimasti serpeggia la paura per il futuro e si fa attenzione anche alla pausa caffè per evitare di fornire giustificazioni all’azienda per la cessazione anticipata del rapporto di lavoro. (f.p.)
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