A Celano si celebra la Giornata delle Foibe

6 Febbraio 2019

Il vicesindaco Ciciotti e il presidente del consiglio Carusi: la storia è imparziale, non strumento di lotta

CELANO. Il 10 febbraio si celebra la Giornata in memoria delle vittime delle Foibe. Una ricorrenza istituita solo nel 2004, dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, e che vuole non far perdere la memoria delle migliaia di italiani di Istria e Dalmazia uccisi barbaramente dalle truppe comuniste di Tito nelle cavità carsiche dette “le foibe”. Una tragedia, un calvario che i nostri connazionali subirono nel silenzio e, purtroppo, nell'indifferenza che è continuata fino al 2004, quando, non solo l’Italia, ma tutto il mondo, non ha potuto più fare finta di non sapere.
A Celano, come avviene dal 2004, ci sarà una Giornata dedicata alla memoria. La manifestazione prevede un incontro, domenica mattina, all'interno dell’auditorium Fermi, al quale parteciperanno, oltre ad ospiti provenienti anche da fuori regione, i ragazzi delle scuole. «Proietteremo delle immagini dell’epoca», ha spiegato il vice sindaco Ezio Ciciotti, «ricorderemo quei tragici eventi, apriremo un dibattito con le scolaresche. Come per l’Olocausto», prosegue Ciciotti, «anche per il giorno della memoria delle Foibe, l’amministrazione comunale è impegnata in prima linea per far sì che eventi del genere, che hanno rappresentato e rappresentano una delle pagine più buie e vergognose della storia, mondiale, non vengano dimenticate, affinché drammi del genere non si ripetano in futuro».
«È importante comprendere e conoscere gli errori del passato, per non ripeterli in futuro e in questa direzione vanno le commemorazioni del Giorno del Ricordo istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004», ha evidenziato il presidente del consiglio comunale Lisa Carusi. «La memoria delle vittime delle Foibe e degli italiani costretti all'esodo, è un tema che ancora divide, ma quelle persone meritano, esigono, di essere ricordate, perché la storia è imparziale e non deve diventare strumento di lotta politica, partitica o ideologica. La cosa sconcertante è che ancora oggi qualcuno nega che questo sterminio di massa, sia mai avvenuto; una vergogna se si pensa alle migliaia di morti, donne, bambini, anziani, nessuno veniva risparmiato», conclude Lisa Carusi, «ma anche ai circa 300mila italiani che affrontarono un esodo doloroso all'indomani della decisione, presa con il trattato di pace di Parigi nel 1947, che impose il passaggio di Zara, Fiume e di gran parte dell’Istria all’ex Jugoslavia».
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