A Cese dopo i balconi crollano le scale

Segnali di cedimento riscontrati in via Volonté nelle palazzine già da tempo sgomberate. Nell’area incuria e degrado
L’AQUILA. Degrado, incuria e stato di abbandono non sono una novità in via Gian Maria Volonté nell’area che ospita 4 palazzine del Progetto Case di Cese di Preturo, totalmente sgomberata dopo il crollo dei balconi. Ora anche le strutture di supporto di alcune scalinate danno segni evidenti di cedimento, specie a ridosso dei pianerottoli di alcune palazzine. La segnalazione arriva da alcuni residenti, in particolare Roberto Tinari (giovane omonimo del presidente del consiglio comunale) solerte nel segnalare problemi e disservizi nella zona.
«Non credo che la cosa costituisca pericolo per le persone, dato che gli alloggi sono già inagibili ed evacuati da anni», scrive. «Sarebbe però opportuno andare a verificare le cause di tali cedimenti per evitare crolli nei Progetti Case abitati. Atti vandalici o altri errori di progettazione?».
Una situazione da tenere sotto controllo. Nonostante le transenne, la presenza di persone nella zona non è così rara. Come pure non sono sporadici gli atti vandalici messi a segno da gruppi di adolescenti. Solamente qualche settimana fa la polizia è intervenuta per fare allontanare un gruppetto di ragazzi che non avevano ragione di stare lì. E poi ci sono le continue effrazioni per rubare quel poco che è rimasto in quegli alloggi. In passato è stato anche accertato che alcuni appartamenti vuoti nei vari quartieri del Progetto Case venissero usati come base di appoggio per spaccio o prostituzione.
La situazione è tenuta d’occhio anche dal punto di vista delle incursioni nei vicini appartamenti abitati. Fino a qualche tempo fa non era insolito trovare dei varchi di accesso, oltre i sigilli posti all’ingresso. Tra i corridoi esterni sono stati ritrovati anche dei materassi utilizzati come giacigli.
«Ci sono tante ragioni che spingono molte persone di questa zona a chiedere l’abbattimento delle palazzine che in ogni caso non sono recuperabili», aggiunge Tinari. «Sarebbe una svolta dal punto di vista della sicurezza sia per le persone che per gli animali domestici. Personalmente mi sono imbattuto nel crollo di quelle scale seguendo il mio cane durante una passeggiata».
Non a caso, nel decreto di sequestro dei balconi del Progetto Case, il gip aveva evidenziato il «pericolo che la libera disponibilità e utilizzo da parte dei residenti e dimoranti degli appartamenti collocati sulla piastra numero 19 possa costituire un serio pericolo per incolumità degli stessi e di quanti ne possano fruire, soprattutto alla luce di quanto esposto nella nota tecnica del Corpo forestale dello Stato». Una vicenda, quella degli alloggi sgomberati perché coi balconi a rischio crollo, che risale ormai ad alcuni anni fa.
Nel 2014 si sfiorò anche la tragedia: un balcone si staccò dal secondo piano di un edificio a Cese schiantandosi su quello del piano di sotto, dove solitamente sostava un uomo di 88 anni il quale, per fortuna, in quel momento si trovava altrove. Fuori da questa “no man’s land” c’è comunque uno dei quartieri più vivi degli insediamenti post-sisma.
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