A Civitaretenga un tetto ai papà che si separano

29 Dicembre 2015

Al terzo piano della canonica un appartamento è stato attrezzato per ospitare uomini in difficoltà dopo la frattura familiare. Don Massimiliano De Simone (Caritas): sono loro i nuovi poveri.

NAVELLI. Una scalinata ti porta al terzo piano della casa canonica. Un bell’appartamento attrezzato, con cinque camere nella zona giorno e altre quattro nella zona notte. Ampia cucina, refettorio, salone, bagno e antibagno. E c’è anche una camera con bagno all’interno, così il papà può ospitare i bambini senza dare troppo impiccio agli altri. Da qui a poco, la “Casa Filoxenia” che ha appena aperto le porte a Civitaretenga costituirà la prima struttura in aiuto dei papà separati in difficoltà economiche. Un’iniziativa che rientra tra le attività portate avanti dalla Caritas diocesana. Di fatto, separati e divorziati sono i nuovi poveri. Negli ultimi dieci anni nel nostro Paese si è sviluppata una nuova e irresistibile piaga sociale causata dal grande aumento di separati e divorziati alcuni dei quali finiscono con il ridursi in miseria.

Dai dati ufficiali divulgati dell’associazione matrimonialisti italiani emerge che ogni anno, in Italia si separano circa 160 mila persone. È un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati ed insegnanti. Le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le spese che determinano trasformano questi lavoratori in veri e propri “clochard”. Il 25% degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati. «In moltissimi casi», spiega il direttore della Caritas, don Massimiliano De Simone, «si tratta di padri separati, che devono mantenere moglie e figli senza avere più risorse per sopravvivere. Si deve fare i conti con qualche centinaio di euro per tirare avanti sino a fine mese. Molte persone, costrette a cedere il tetto coniugale, sono costrette a dormire in macchina. Una condizione che si protrae anche per mesi».

Originario di queste parti, e parroco di Civitaretenga e Bominaco, è proprio don Massimiliano a spiegare il perché della scelta di aprire qui questa struttura che si appoggia su di un immobile ad uso pastorale posto su tre livelli ognuno di circa 190 metri quadrati: «Parliamo di un luogo a ridosso della Statale, facilmente raggiungibile sia dallAquila sia da Pescara. Un punto di riferimento per almeno una decina di papà in difficoltà».

Sì, ma come si accede? «Il primo step», spiega il sacerdote, «è quello di far riferimento al nostro centro di ascolto della Caritas. Abbiamo formato delle persone in grado di capire il profondo disagio che vivono questi padri. Naturalmente, il numero dei posti è limitato e bisognerà valutare caso per caso. Anche perché non possiamo permettere l’accesso a tutti. Pensiamo a quei casi in cui il matrimonio è finito perché il marito picchiava moglie e figli. Aprire la struttura a queste persone costituirebbe un potenziale pericolo per gli altri assistiti e per i loro bambini». La realizzazione della struttura rientra nel più ampio progetto della Caritas Diocesana dell’Aquila “Non c’era posto per loro nell’albergo”. Il progetto, già avviato all’indomani del sisma con l’apertura di “Casa Abbraccio” a Paganica, per l’accoglienza diffusa – cioè in vari appartamenti – di immigrati richiedenti asilo politico, si allarga ulteriormente con “Casa Filoxenia”. I fondi per la sua realizzazione provengono dell’8x1000 e sono stati messi a disposizione da parte di Caritas Italiana. ©RIPRODUZIONE RISERVATA