A Collarmele gruppi da tutta Italia per riscoprire la vitalità dei paesi

13 Agosto 2022

COLLARMELE. I ragazzi abruzzesi raccontano le loro esperienze, i loro sogni e le loro aspettative nel “Festival dei giovani dell’Appennino”. Sono stati loro i protagonisti dell’iniziativa che si è...

COLLARMELE. I ragazzi abruzzesi raccontano le loro esperienze, i loro sogni e le loro aspettative nel “Festival dei giovani dell’Appennino”. Sono stati loro i protagonisti dell’iniziativa che si è svolta per il secondo anno consecutivo a Collarmele. Le delegazioni di giovani provenienti da Bisegna, Castel del Giudice, Castelli, Fontecchio, Gagliano Aterno, Roccamontepiano, Sante Marie, Tosina, Tremonti (frazione di Tagliacozzo), Villa Badessa, Mandela (Roma) e Tosina (Firenze) si sono dati appuntamento in piazza dell’Orologio e hanno preso il microfono in mano mettendosi a nudo e confrontandosi. Presenti anche rappresentanti di Anci giovani, dell’Officina giovani aree interne, il presidente dell’Uncem Abruzzo, Lorenzo Berardinetti, il sindaco di Collarmele Tonino Mostacci, il commissario per la Ricostruzione Giovanni Legnini, e i delegati del Parco nazionale d’Abruzzo e del Parco Sirente-Velino.
Molto partecipati lo spettacolo di Franco Arminio, poeta e paesologo, e l’esibizione dell’orchestra popolare del Saltarello in serata. «Che cosa desideriamo per il futuro? I ragazzi riuniti a Collarmele lo hanno detto chiaramente: il futuro è nel loro paese, dove stanno avviando attività imprenditoriali», ha spiegato Casto Di Bonaventura, presidente Centro servizi per il volontariato Abruzzo, «nel luogo del festival c’è un muro su cui campeggia la frase “I paesi si salvano con gli occhi”: dobbiamo imparare a guardare. Questo sguardo nuovo l’ho visto nei giovani nella piazza dell’Orologio di Collarmele. Un orologio che segna l’ora di un futuro già presente, concreto, come narrato dalle delegazioni dei giovani che hanno animato il festival. Cammino dei briganti, attività culturali e turistiche con recupero di spazi e edifici pubblici, mulini sociali e tanto altro, queste le iniziative che i giovani stanno realizzando nei loro borghi, spesso sostenuti anche dalle loro amministrazioni comunali. Si tratta di attività economiche che non hanno come scopo il massimo profitto ma il recupero di luoghi e il “ben-essere” delle persone che vogliono riabitare le aree interne. È un modello di nuova economia che recupera l’idea di economia al servizio dell’uomo». Di Bonaventura ha ricordato che «è necessario recuperare la fatica della relazione con l’altro, comprendendo che non tutto può essere demandato al contratto. Chiedono di poter decidere accettando il rischio dell’incerto e di smetterla di spacciare per decisioni le semplici scelte presentate dal potere di turno».