A febbraio stroncato imprenditore di 50 anni
L’AQUILA. È una lunga scia di lutti quella che si lascia dietro il malore che ha stroncato la giovane vita di Massimo Di Pietro. Prima di lui, a metà febbraio, le conseguenze di un aneurisma...
L’AQUILA. È una lunga scia di lutti quella che si lascia dietro il malore che ha stroncato la giovane vita di Massimo Di Pietro. Prima di lui, a metà febbraio, le conseguenze di un aneurisma cerebrale hanno ucciso Gianni Cetra, imprenditore 50enne, di Castel del Monte. Era stato ricoverato d’urgenza in ospedale e sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico che però non è servito a salvarlo. Nell’ottobre scorso Mario Rodorigo, imprenditore avezzanese di 45 anni, ha lottato per giorni tra la vita e la morte dopo essere stato colpito da aneurisma cerebrale. Non si è mai svegliato dal coma e si è spento nel reparto di rianimazione dell’Aquila.
Lo stesso malore, a fine settembre del 2020, non ha lasciato scampo a Massimo Lombardi, 61 anni, imprenditore di Avezzano e primogenito del cavalier Donato Lombardi, patron della Presider e già presidente di Confindustria Abruzzo. Prima di cedere ha lottato per 27 interminabili giorni in ospedale. A gennaio dello stesso anno, Celano ha pianto lutto per la morte di Nino Ranalletta, detto Pucnij, storico meccanico di 79 anni. Il novero dei deceduti per aneurisma va indietro nel tempo fino al maggio 2013, quando all’Aquila si registrarono due vittime a poche ore di distanza l’una dall’altra. Persero la vita l’avvocato Francesca Volpe, che aveva 52 anni, e uno studente universitario di 26 anni, quasi coetaneo di Massimo Di Pietro. Il giovane, originario della provincia di Ascoli Piceno, fu stroncato dall’improvviso malore mentre si trovava in un pub di viale della Croce Rossa.
La morte di Massimo Di Pietro rafforza anche la schiera degli esempi di solidarietà scaturiti dal dolore del lutto. La decisione di donare i suoi organi, infatti, ha reso ancor più consistente la generosità di chi ha salvato altre vite perdendo la propria. A maggio sono stati sei i trapianti di rene e tre di fegato grazie agli espianti autorizzati da quattro famiglie tra L’Aquila, Pescara, Teramo e Venafro (Molise, Istituto Neuromed) che hanno dato il via libera al prelievo d’organi dei propri congiunti. I sei trapianti di rene sono stati tutti eseguiti dalla Chirurgia generale dell’ospedale dell’Aquila che peraltro, sempre a maggio, aveva programmato anche un trapianto da vivente, realizzato grazie a un coniuge che ha fatto uscire l’altro dalla dipendenza della dialisi. I trapianti di rene sono stati effettuati su quattro pazienti abruzzesi, un molisano e un laziale. Abruzzese è anche la coppia del trapianto da vivente.

