A fuoco la sagrestia del duomo: bruciato il coro ligneo del ‘700

21 Ottobre 2021

L’immobile rientra nell’aggregato Sant’Emidio di 15mila metri quadri: lavori post-sisma in ultimazione Allarme lanciato dagli operai, si indaga sulle cause. Il rammarico del cardinale Petrocchi e del sindaco

L’AQUILA . Le profonde ferite lasciate dal terremoto sono ancora aperte. Segnano, a dodici anni di distanza dal sisma, uno dei luoghi-simbolo della religiosità aquilana: la cattedrale dedicata ai santi Massimo e Giorgio. Nell’aggregato che comprende il Duomo e altri immobili della Curia, oltre a edifici privati, le fiamme hanno aggredito una parte del complesso in cui sono in fase di ultimazione i lavori legati alla ricostruzione. Il rogo si è sviluppato all’interno della sagrestia, divorando un antico coro in legno di noce, anch’esso sottoposto a restauro. L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco ha evitato guai peggiori, ma sulle cause dell’incendio resta aperto il giallo che solo indagini approfondite riusciranno probabilmente a chiarire.
L’ALLARME SCATTA ALLE 7.30
Sono gli operai delle ditte impegnate nei lavori dell’aggregato “Sant’Emidio”, che con i suoi 15mila metri quadri di estensione e un lato affacciato su piazza Duomo risulta il più imponente della città, ad accorgersi per primi del pericolo. Intorno alle 7.30, poco prima di avviare le attività di cantiere, stando alla prima ricostruzione dei fatti, notato il fumo provenire dalla sagrestia, nella parte del complesso edilizio che costeggia via Roio, lanciano l’allarme. I vigili del fuoco arrivano a sirene spiegate a bordo di due mezzi, bloccano le fiamme, ma non riescono a salvare il coro. La struttura lignea risalente al ‘700 in corso di recupero è stata in gran parte compromessa dal rogo. Per i rilievi e le successive indagini si attivano i carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale, ma il grave incidente richiama anche l’attenzione delle autorità. A rendersi conto di persona dell’entità dei danni arrivano così la soprintendente Cristina Collettini, l’architetto Augusto Ciciotti del Segretariato regionale dei Beni culturali, ma anche il sindaco Pierluigi Biondi. Gli esperti si mettono subito al lavoro per valutare quanto dell’antico coro potrà essere recuperato, ma il danno è grave.
CAUSE DA CHIARIRE
Al primo piano dello stabile attaccato dal fuoco la ricostruzione post-sisma è di fatto ultimata. Mancano rifiniture e all’interno della sagrestia non ci sono in funzione attrezzature particolari. La versione ufficiale è che a innescare l’incendio sia stato un corto circuito, ma non è ancora chiaro da cosa sia stato generato. Le indagini tendono a escludere la matrice dolosa, anche se da indiscrezioni è emerso che all’interno di uno dei mobili della sagrestia fossero custodite alcune carte che potrebbero essere finite nel mirino di un incendiario. Sta di fatto che l’intervento ricostruttivo dell’aggregato “Sant’Emidio” è ormai in dirittura d’arrivo e l’incidente di ieri mattina compromette una parte del lavoro già fatto. Le opere affidate all’associazione temporanea di imprese Costruzioni Iannini, Sac e Dp Restauri, stando alle stime, dovrebbero essere concluse entro dicembre. Dell’aggregato fanno parte, oltre alla sagrestia, i palazzi Arduini e de Nardis, il palazzo arcivescovile, la casa canonica, l’area museo, l’ex seminario e l’episcopio.
IL CARDINALE E IL SINDACO
La Curia esprime «grande sofferenza ed enorme rammarico» per l’incidente che causa «grande dolore a tutta la diocesi». L’incendio e il conseguente danneggiamento del coro ligneo all’interno della sagrestia suscitano anche la reazione del sindaco. In un messaggio Biondi manifesta «grande tristezza e sincere solidarietà e vicinanza all’arcivescovo, cardinale Giuseppe Petrocchi, al vescovo ausiliare Antonio D’Angelo e all’intera Arcidiocesi e alla comunità dei fedeli della città dell’Aquila».
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