A lezione in strada per contestare la didattica a distanza

Gli studenti dello Scientifico si ritrovano davanti alla scuola: «A giugno abbiamo la maturità e l’emergenza ci penalizza»
AVEZZANO. Studenti del liceo scientifico dicono no alla didattica a distanza e vanno a seguire le lezioni davanti alla scuola. Armati di computer, tablet e smartphone un gruppo di ragazzi che frequentano l'ultimo anno del “Vitruvio Pollione” si sono ritrovati fuori dal liceo per esprimere tutta la loro preoccupazione in merito all’ennesima sospensione delle lezioni in presenza.
«La didattica a distanza è limitante soprattutto per noi che frequentiamo il quinto», spiega Matteo Angelini, «dopo aver preso parte alle lezioni per poco più di un mese, con tutte le misure di sicurezza del caso, ci hanno di nuovo mandato a casa senza tener conto della nostra esigenza di rimanere a scuola. A giugno abbiamo la maturità e ci sentiamo molto penalizzati da questa situazione. Dopo esserci confrontati tra noi abbiamo deciso di organizzarci e andare a seguire le lezioni fuori da scuola». È bastato un messaggio sui vari gruppi whatsapp con i quali gli studenti si tengono in contatto per organizzare tutto.
Alle 8 erano davanti al loro liceo, ben coperti e pronti per la didattica a distanza. I professori, collegati sulle piattaforme, hanno notato che il contesto non era quello tradizionale e loro hanno raccontato il perché di questa iniziativa che a qualcuno è piaciuta e a qualcun altro no. «Eravamo una rappresentanza di studenti, ci siamo sistemati davanti alla scuola mantenendo le distanze e utilizzando mascherine e gel igienizzanti come se fossimo a lezione», prosegue Angelini, «all'inizio eravamo dubbiosi sia per le previsioni meteo che non erano favorevoli, sia per la connessione. Ma alla fine è andata e non escludiamo di ripeterlo, magari anche chiedendo le autorizzazioni necessarie, perché è un modo per farci sentire ed esprimere il nostro dissenso contro la didattica a distanza». Durante le lezioni sono arrivate anche le forze dell'ordine. In un primo momento hanno semplicemente chiesto ai ragazzi cosa stessero facendo. Poi però sono tornati e li hanno fatti allontanare.
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