«A rischio il Festival della Montagna per debiti non pagati»
Allarme lanciato dall’associazione Gran Sasso Anno Zero Si chiede al Comune di saldare le spettanze ai fornitori
L’AQUILA. «L'appuntamento per il Festival della Montagna è previsto per il primo week-end di ottobre, ma ci troviamo ad oggi in una preoccupante situazione degna di essere segnalata. La metà dei fornitori che hanno lavorato per la passata edizione non sono ancora stati pagati e non c'è nulla di certo sui tempi in cui i pagamenti verranno saldati». Esprime preoccupazione, l’associazione Gran Sasso Anno Zero, che dal 2014 organizza il Festival della Montagna, in grado di richiamare 20mila presenze in ogni edizione. Il Comune non avrebbe ancora coperto parte delle spese e non ci sono certezze sul prossimo appuntamento di ottobre, visto che vengono disattese le richieste di incontro. «A quanto pare», dicono i promotori del festival, «il sindaco Biondi ha deciso di ignorare il team di esperti che ha ideato e da sempre organizzato il festival, senza neanche aver avuto l'assunzione di responsabilità di comunicarlo in prima persona a chi con anni di duro e appassionato lavoro ha reso l’evento uno dei più importanti appuntamenti nazionali legati al mondo della montagna, in termini sia di presenze, che di qualità di ospiti e attività. Uno tra tanti Antoine Le Menestrel, che scalò lo spigolo del Forte Spagnolo come simbolo di rinascita della città attraverso l'arrampicata». Il timore espresso dall’associazione è che «si voglia rendere il festival della montagna l'ennesimo strumento di clientela e consenso, venendo meno alla garanzia di qualità dei servizi necessaria per la riuscita dell'evento, fino ad oggi patrimonio della città e non di un'amministrazione in particolare». L’associazione non molla: «Noi abbiamo a cuore il nostro territorio e il Festival della Montagna, delle poltrone e clientele, invece, ci importa poco. Perdere», concludono gli organizzatori, «un evento come il festival, o trasformarlo in una specie di costosa sagra di paese sarebbe una sconfitta non per noi, ma per tutta la città».
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