«Abbattete quell’ecomostro nella Piccola Svizzera»

TAGLIACOZZO. Mezzo secolo, o giù di lì, non basta per “abbattere” l’ecomostro sulle montagne della Marsica – nell’area della Piccola Svizzera, al confine tra Tagliacozzo e Cappadocia – tirato su...
TAGLIACOZZO. Mezzo secolo, o giù di lì, non basta per “abbattere” l’ecomostro sulle montagne della Marsica – nell’area della Piccola Svizzera, al confine tra Tagliacozzo e Cappadocia – tirato su abusivamente negli anni ’70. La struttura alberghiera, prima sequestrata e poi requisita, è ancora lì, nella valle del Fucero, mentre attorno avanza il degrado. «Quella costruzione in cemento armato che deforma il paesaggio e l’ambiente», affermano Benedetto Mercuri, Michele Fabiani e Oliviero Pacetti, presidenti delle Pro loco di Verrecchie, Petrella Liri e Roccacerro, «è un vero e proprio scempio e va demolita. Negli ultimi anni la zona è diventata un’enorme discarica anche di materiale inquinante, come l’eternit». Segnalazioni e denunce sono cadute nel vuoto, mentre le parti in causa si sono rimpallate la responsabilità in ordine alle competenze territoriali e amministrative. Su quello scempio ambientale, portato alla ribalta nel 2008 dall’allora presidente della Pro loco di Verrecchie, Serenella Fabiani, è stata presentata pure un’interrogazione parlamentare. «Purtroppo è caduta nel vuoto», aggiungono i tre presidenti delle Pro loco, «archiviata in qualche cassetto». Ora le associazioni bussano alle porte della prefettura, della Regione e dei Comuni di Tagliacozzo e Cappadocia, affinché si adoperino per sancire il rispetto dell’articolo 9 della Costituzione sulla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico. «Forse questa piccola realtà abruzzese non è di grande interesse, non raccoglie mondanità», chiosano, «però vogliamo far tornare quell’angolo di terra, che grida aiuto, al suo legittimo e unico aspetto: la bellezza che solo la natura ci regala per essere migliori». (m.s.)
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