Abbraccio alpino per Ianni: «Addio nostro comandante»

3 Settembre 2023

Il cappello portato dai familiari, l’ingresso del feretro davanti al picchetto d’onore Folla a San Bernardino. Tanta commozione sulle note del “Signore delle cime”

L’AQUILA. Si sono strette in un lungo abbraccio commosso le penne nere degli alpini, che nel primo pomeriggio di ieri si sono ritrovate nella basilica di San Bernardino dell’Aquila per l’ultimo saluto a Claudio Ianni, il presidente del gruppo Ana “Michele Jacobucci” dell’Aquila, tragicamente scomparso giovedì nel corso della cerimonia di apertura “Ricordando il Battaglione alpini L’Aquila”.
Il suo cappello alpino è stato portato in chiesa dai familiari. Centinaia le persone che si sono strette intorno al feretro di Ianni, dagli amici di una vita agli alpini di tanti gruppi abruzzesi e non, già presenti in città per quella che sarebbe dovuta essere una tre giorni di festa per l’intero corpo, tra sfilate, convegni e convivialità, e che invece si è trasformata in un momento di dolore e commozione.
IL RICORDO
«Ho provato a prepararmi un discorso, ma non ci sono riuscito, perciò ti parlerò come abbiamo sempre fatto», le parole del presidente della sezione Abruzzi, Pietro D’Alfonso, visibilmente commosso. «Ti ricordo che volevi sempre aprire la nostra sezione. Eri sempre lì, davanti a tutti. E anche questa volta ci hai provato: sei voluto andare avanti. Anche oggi avremmo dovuto finire insieme questa giornata, ma tu hai deciso ancora una volta di anticiparci, lasciandoci anzitempo. Stavolta però, te lo dico, non ce l’hai fatta. Hai solo provato, ma non ci sei riuscito. Caro Claudio, tu sarai sempre in mezzo a noi e anche alla prossima adunata sarai lì davanti a tutti».
L’AMICO
«Le sue solide certezze erano la famiglia, il lavoro e l’amore incondizionato per il corpo degli Alpini che comandava con una dedizione quotidiana», ricorda invece l’alpino Alfonso Morelli, suo grande amico. «Addio Claudio, spero prima o poi di rincontrarti, perché lì dove tu adesso riposerai è il posto degli uomini giusti, quelli che nella loro vita terrena hanno dato impegno, lavoro, dedizione ed onore, e tu eri uno di quelli».
L’omelia
«Chi è il giusto?». Si domanda don Antonio Zimbone, cappellano militare, durante l’omelia, commentando un passo del Vangelo di Giovanni tratto dal Libro della sapienza. «È colui che serve, è colui che ama, è colui che per tutta la vita cerca in ogni modo di aiutare e volere il bene dell’altro. E Claudio ha fatto del bene fino all’ultimo istante».
L’ultimo saluto
La cerimonia, alla quale ha partecipato anche il presidente del consiglio comunale, Roberto Santangelo, in rappresentanza del Comune dell’Aquila, si è conclusa con la lettura della preghiera dell’alpino da parte dell’ex maresciallo Ornello Capannolo. La bara, accolta da un picchetto d’onore e da un lungo applauso, ha poi lasciato la basilica di San Bernardino sulle note del “Signore delle cime” eseguito dal soprano Federica Pasquarelli con l’accompagnamento all’organo del maestro Antonio Pasquarelli, che il compositore vicentino Giuseppe De Marzi compose nel 1958 in memoria dell’amico Bepi Bertagnoli travolto da una slavina nel 1951 ed oggi assunto a brano simbolo degli alpini caduti nel corso delle loro missioni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA