Abitazioni senza gas: pronte due soluzioni per attivare i servizi

Ripartizione dei costi di allaccio definitivo e interventi mirati Comune e società di distribuzione: accordo in tempi stretti
L’AQUILA . Ci sono due possibili soluzioni per risolvere il problema degli allacci delle utenze nelle case ristrutturate dopo il terremoto. Entrambe passano attraverso un accordo tra Gran Sasso Acqua e 2i Rete gas, con la mediazione del Comune, che ha un unico denominatore: i costi. Intorno a questi sbocchi, per rispondere alle aspettative di decine di famiglie tornate in possesso di appartamenti che però non possono abitare proprio per la mancanza degli allacci, ruoterà l’incontro in programma tra l’amministrazione cittadina e i rappresentanti delle società di distribuzione.
LA DOPPIA OPZIONE. Una delle due strade percorribili ha un risvolto tecnico. Si tratta in pratica di armonizzare gli interventi, laddove possibile, per evitare interferenze tra il cosiddetto smart tunnel in allestimento da parte di Gran Sasso Acqua e le condotte del gas, evitando così la duplicazione degli interventi e il conseguente aumento esponenziale delle spese. L’altra possibilità è data dalla ripartizione dei costi, che allo stato attuale graverebbero esclusivamente sulla società pubblica di gestione del servizio idrico, per la trasformazione in definitivi degli allacci provvisori. «Non è cattiva volontà da parte nostra», spiega il presidente di Gran Sasso Acqua Alessandro Piccinini, «ma nel secondo stralcio dell’appalto per l’opera, le risorse a copertura di queste spese sono limitatissime». La società, insomma, non potrebbe far fronte agli esborsi necessari per gli allacci definitivi del gas quando lo smart tunnel arriverà ai vari aggregati residenziali pronti o prossimi alla riconsegna. «Se intervenissimo con altri fondi», tiene a precisare Piccinini, «ci esporremmo al rischio di danni erariali».
IL CONFRONTO. Sulle ipotesi concrete di sblocco dello stallo in cui è finita la procedura per gli allacci delle utenze alle abitazioni ricostruite in centro verterà, dunque, il tavolo che il Comune si accinge a convocare a stretto giro. «Metteremo in campo tutte le nostre capacità di mediazione», assicura l’assessore alla ricostruzione privata Vittorio Fabrizi, «per dare risposta alle esigenze dei cittadini». Fatta salva l’ipotesi della suddivisione dei costi, che richiede la disponibilità da parte di 2i Rete gas a farsi carico di esborsi finora non previsti, l’approccio strutturale alla soluzione del problema comporta un’analisi dettagliata delle singole situazioni dei sottoservizi da allacciare agli edifici pronti a tornare abitabili. «Non potrà essere una risposta universale», chiarisce Fabrizi, «ma probabilmente sarà concentrata sulle zone da aggredire più facilmente, nelle quali le interferenze hanno un minor impatto e i cittadini possono ottenere prima l’opportunità di rientrare nelle loro case».
LA POLEMICA. I disguidi subiti dalle famiglie tuttora costrette a vivere in alloggi alternativi alimentano lo scontro a livello politico. «Non si doveva arrivare a questa situazione», fa sapere la deputata del Pd Stefania Pezzopane, che sottolinea la necessità di riattivare la concertazione tra Comune, società di distribuzione e proprietari degli aggregati edilizi che era stata avviata dall’amministrazione di centrosinistra. «Di quel tavolo, come altri luoghi di partecipazione e decisione condivisa, non c’è più traccia», afferma la parlamentare, «perché passa la regola dell’autosufficienza e della deresponsabilizzazione: è sempre colpa di altri». Pezzopane evidenzia che i cittadini pagano il prezzo dei ritardi nella realizzazione dello smart tunnel e dell’aver «abbandonato tutti i tavoli di concertazione e soluzione». Per la deputata «il sindaco non si rende conto dello stato di afasia in cui ha condotto il Comune e che forse doveva fare qualcosa oltre che cambiare, a ricompensa, l’amministratore unico della Gran Sasso Acqua».
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