costi fuori controllo

Abruzzo. Biglietti dei bus a due velocità: stangata su chi vive in montagna

23 Aprile 2026

Lo studio porta la firma del consigliere regionale Pietrucci (Pd): «Una disparità inaccettabile». Penalizzate le province dell’Aquila e di Teramo, dove ogni spostamento implica più titoli di viaggio

L’AQUILA

Il prezzo di un autobus misura oggi, in Abruzzo, una distanza sociale prima ancora che geografica: quella tra chi vive lungo la costa e chi abita nelle aree interne. Per spostarsi di una ventina di chilometri si può pagare 1,20 euro oppure oltre 4. E su base quotidiana, il divario diventa una forbice che pesa su stipendi e bilanci familiari, fino a trasformare il diritto alla mobilità in un privilegio. Basta un esempio: da Tornimparte all’Aquila, 19 chilometri, si spendono 4,20 euro a corsa sommando extraurbano e urbano. Nell’area metropolitana Chieti-Pescara, con lo stesso tempo di percorrenza, 1,20 euro bastano per usare più mezzi per 90 minuti. Andata e ritorno: 2,40 euro contro oltre 8. «È una disparità inaccettabile tra cittadini di serie A e di serie B», attacca il consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci, che da due anni porta avanti, insieme alle organizzazioni sindacali, una battaglia sul giusto trasporto pubblico locale (Tpl) abruzzese.

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COSTI FUORI CONTROLLO

Il quadro si aggrava guardando ai numeri complessivi, elaborati con la Cgil. Nelle province dell’Aquila e di Teramo, dove il biglietto unico non esiste, ogni spostamento implica più titoli di viaggio e una somma di costi che cresce anche su distanze ridotte. Da Pizzoli, Lucoli o Barisciano si superano i 3 euro a corsa; nel Teramano, tratte da 30 chilometri come Isola del Gran Sasso, Nereto o Corropoli arrivano fino a 4,80 euro per un solo viaggio. Il confronto con la costa è impietoso: nell’area metropolitana Chieti-Pescara un pendolare spende circa 2,40 euro al giorno, contro i 6,20 dell’Aquilano e i 9,60 del Teramano. Una forbice che diventa ancora più evidente sugli abbonamenti. Per chi si sposta ogni giorno da Corropoli a Teramo, il costo mensile complessivo raggiunge i 93,30 euro, contro i 34 euro dell’area metropolitana. Su base annuale, si passa da 233 a 731 euro. «Paghiamo il 70% in più per avere meno servizi», sintetizza Pierpaolo Pietrucci. «E tutto questo mentre la crisi energetica continua a spingere verso l’alto i costi, scaricandoli direttamente su famiglie, lavoratori e studenti».

SERVIZI DIMEZZATI

Il problema, però, non si ferma al prezzo del biglietto. Nelle aree interne le corse sono sempre più rarefatte, concentrate in poche fasce orarie che spesso non coincidono con le esigenze reali di studenti e lavoratori. «Ormai abbiamo una corsa la mattina, una a pranzo e una la sera», denuncia Pietrucci. «Sulla costa, invece, i collegamenti sono continui durante tutta la giornata». Una differenza che rende complicato organizzare anche le attività più semplici. Chi perde una corsa, spesso, non ha alternative se non attendere ore o ricorrere all’auto privata. «Questo non è un servizio pubblico efficiente – insiste – è un sistema che scoraggia l’utilizzo dei mezzi con un progressivo isolamento delle aree interne, già segnate da spopolamento e difficoltà economiche». Il caso più emblematico resta la tratta L’Aquila-Roma, utilizzata quotidianamente da centinaia di pendolari. «Non è più sostenibile che una linea così importante sia classificata come commerciale e non come servizio essenziale», afferma. Le corse giornaliere sono passate da 40 a 20: una riduzione drastica che ha avuto conseguenze immediate. «Gli autobus sono pieni, la gente viaggia compressa come le sardine e spesso non trova posto». E il paradosso, sottolinea, è che «a fronte di un servizio ridotto, gli abbonamenti sono aumentati anche del 25%».

BIGLIETTO UNICO FERMO

Il nodo resta il biglietto unico regionale, già realtà consolidata nell’area Chieti-Pescara ma ancora assente nel resto della regione. «È uno strumento semplice e concreto che consentirebbe un risparmio immediato ai cittadini», spiega l’esponente Dem. «Eppure la mia risoluzione, approvata all’unanimità nel 2023, è rimasta completamente inattuata». Un passaggio che il consigliere definisce «inspiegabile». «Quando ho ripresentato il tema in Consiglio regionale – racconta – mi è stato risposto con promesse vaghe: faremo, vedremo. Ma intanto passa il tempo e non cambia nulla». Da qui la decisione di tornare alla carica: «Ho chiesto nuove commissioni e continuerò a farlo finché non si arriverà a una soluzione concreta». Il modello, del resto, esiste già. «Perché questo diritto deve essere garantito solo a una parte della regione?», si chiede Pietrucci. Inoltre, prosegue, non esistono collegamenti diretti tra L’Aquila e l’aeroporto di Pescara. I collegamenti tra i quattro capoluoghi di provincia e le principali località turistiche sono insufficienti o del tutto assenti. Nei fine settimana, ad esempio, non ci sono autobus che colleghino il capoluogo con mete come Campo Felice o la stazione di sci di Ovindoli. «È paradossale» osserva «proprio quando aumenta la domanda, il servizio scompare». Anche il trasporto a chiamata nei piccoli centri, più volte annunciato, non è mai stato realmente attivato. «Così intere comunità restano tagliate fuori», prosegue. «E chi vive in questi territori si trova costretto a usare l’auto per qualsiasi spostamento, con costi sempre più elevati». Per Pietrucci, la questione del trasporto pubblico è quindi molto più di un tema tecnico. «È una scelta di modello di sviluppo», conclude. «Se non si interviene subito, continueremo ad avere un Abruzzo a due velocità, dove le opportunità dipendono dal luogo in cui si vive».