Abusò della figlia di amici, sconterà 5 anni

Le indagini partite nel 2013 sulla scorta del racconto fatto dalla bambina ai genitori. Il 57enne frequentava la loro casa
SULMONA. Era finito sotto processo per violenza sessuale nei confronti di una ragazzina figlia di amici di famiglia.
La vicenda ha avuto ieri il suo epilogo con la condanna dell’uomo a 5 anni di reclusione. I fatti risalgono al 2013 quando i genitori di una bambina, che all’epoca aveva circa 12 anni, si recarono in commissariato per raccontare la terribile storia di cui era rimasta vittima qualche tempo prima la figlia. Un racconto drammatico, dal quale la squadra anticrimine di Sulmona avviò le indagini che ben presto portarono a scoprire che quell’uomo si era reso protagonista di episodi analoghi anche all’interno della sua famiglia. Attenzioni particolari che avrebbe avuto nei confronti delle tre figlie della sua convivente, due delle quali erano anche loro minorenni.
Episodi, quest’ultimi, che però non furono denunciati né dalla madre né dalle figlie. E gli incontri e le attenzioni con la piccola amica di famiglia si sarebbero verificati proprio a casa della convivente sulmonese dell’uomo. Il 57enne, approfittando dell’amicizia coi genitori, poteva liberamente avvicinare la bambina e trascorrere con lei alcuni momenti della giornata, avendo anche la possibilità di frequentarsi nelle rispettive abitazioni. Nel capo d’imputazione all’accusato sono stati contestati vari episodi, riferiti in modo circostanziato dalla minore che aveva raccontato ai genitori anche del tentativo dell’uomo di avere con lei rapporti sessuali completi. La minore aveva dichiarato di essere stata stretta più volte dall’uomo e baciata sulle labbra mentre si trovavano da soli dentro l’ascensore. Nel settembre scorso la drammatica testimonianza in aula della vittima, ora quasi 17enne, avvenuta a porte chiuse e in condizioni di assoluta protezione, nel corso della quale la ragazza ha confermato, seppur con qualche contraddizione, tutte le accuse. Ieri, nel corso della discussione, il difensore dell’imputato, l’avvocato Mariangela Romice, ha fatto leva proprio su quelle contraddizioni per cercare di “salvare” il suo assistito. Contraddizioni evidenziate anche dal pubblico ministero Aura Scarsella tanto da concludere la sua requisitoria chiedendo le attenuanti di minore gravità e una condanna a tre anni di reclusione. Ma il giudice Marco Billi, pur assolvendo l’imputato dall’accusa di corruzione di minore, lo ha condannato alla pena di 5 anni di reclusione. «Aspettiamo le motivazioni della sentenza per poi fare le nostre deduzioni», ha dichiarato l’avvocato Romice al termine del processo.
Ad assistere la parte civile l’avvocato Alessandro Tucci che si è detto soddisfatto per l’esito del processo.
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