Abusi sessuali, 4 anni all’animatore turistico

25 Gennaio 2024

Sentenza ribaltata in Appello: il 32enne accusato da una sua collaboratrice, in primo grado fu assolto

PESCASSEROLI. In primo grado era stato assolto perché non aveva commesso il fatto, ma in appello incassa la condanna a quattro anni di reclusione. La Corte d’Appello dell’Aquila ribalta la sentenza per Salvatore Amato, 32 anni, capo animatore turistico siciliano, finito alla sbarra per aver violentato una sua collaboratrice in un albergo di Pescasseroli. Per quell’episodio, che risale al 28 agosto 2019, era finito agli arresti per dieci mesi fino all’assoluzione sentenziata dai giudici del tribunale di Sulmona. Era stata la Procura, sollecitata dall’avvocato di parte civile, Alessandro Scelli, a ricorrere in Appello. Una sentenza che ha colto di sorpresa Paolo Amato, legale del 32 enne, che annuncia ricorso in Cassazione per le incongruenze emerse tra i due gradi di giudizio, soprattutto in riferimento alla versione della vittima, mentre per l’avvocato Scelli «la decisione della Corte ha ricostruito la credibilità della ragazza e ha riportato la vicenda sul gusto binario». A curare le indagini, all’epoca dei fatti, era stato il pm Giuseppe Bellelli, oggi a Pescara. Secondo l’imputazione, nel corso di una discussione al termine del turno lavorativo, dopo settimane in cui proponeva offerte amorose non corrisposte e poneva in essere comportamenti ritorsivi, approfittando anche della posizione di diretto superiore dello staff di animatori turistici, l’imputato avrebbe intrapreso una discussione con la giovane nella stanza riservata al personale, chiedendole un rapporto sessuale. Il secco rifiuto della sua sottoposto non lo avrebbe fatto desistere. La donna aveva raccontato di essere stata bloccata sul letto con la forza, costretta quindi a compiere e subire la prestazione sessuale. La ragazza finì all’ospedale di Avezzano. I medici attivarono il percorso di protezione che portò alle indagini dei carabinieri e all’arresto del presunto autore. «Ho subito violenza per tutta la notte», aveva riferito la vittima ai giudici aquilani che hanno deciso di riascoltarla. Il processo era ripartito da capo con l’escussione di tutti i testimoni. Ieri la condanna a quattro anni di reclusione, al risarcimento da liquidare in sede civile e a una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro.