Abusi sulla nipotina: condannato a 6 anni

Nei guai un nonno di circa 70 anni. Decisive le audizioni protette della piccola che hanno avvalorato le tesi dell’accusa
L’AQUILA. Sei anni di reclusione e danni civili da valutarsi in separata sede: questa la sentenza eclatante su uno dei casi giudiziari più scabrosi avvenuti nell’Aquilano nel post-sisma: sotto accusa un nonno poco più che 70enne accusato di abusi sessuali sulla nipotina.
Di più non si può dire di lui per il rispetto del diritto alla riservatezza della minorenne. Può solo aggiungersi che i fatti sarebbero successi in un periodo compreso tra il 2011 e il 2013 in una popolosa frazione del Comune dell’Aquila. E un aspetto tutt’altro che rassicurante è il fatto che quanto avvenuto non scaturisce da un ambiente degradato, ma in un contesto familiare cosiddetto «normale».
Ieri il tribunale, presieduto da Giuseppe Grieco, ha accolto in pieno le conclusioni del pm in aula Stefano Gallo (nella foto) sostenute dalle parti civili rappresentate dai legali Ferdinando Paone e Francesco Valentini. Il pm, infatti, aveva invocato sei anni di carcere, richiesta asseconda dal collegio. Secondo le accuse i fatti sarebbero successi, per l’appunto, nell’abitazione del nonno. E sarebbero venuti fuori dopo che la piccola li avrebbe raccontati alla sorella e costei alla madre. La denuncia è stata conseguente a quel racconto e la magistratura ha subito avviato l’indagine ascoltando, tramite un’«audizione protetta», la piccola all’interno di locali riservati del tribunale per i minorenni. La piccola avrebbe raccontato una certa verità che secondo le accuse coinciderebbe, almeno in parte, con l’accusa di violenza sessuale aggravata che era stata inizialmente ipotizzata.
Per questa ragione la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio del sospettato.
Nella giornata di ieri il processo si è tenuto a porte chiuse e il pm ha ripercorso passo dopo passo tutti gli aspetti di questa vicenda che si è avvalsa del lavoro investigativo dei carabinieri della stazione di Paganica competenti di un vasto territorio dell’Aquilano. Il nonno, approfittando dell’assenza dei genitori, teneva in custodia la piccola in più occasioni e, pertanto, avrebbe avuto più opportunità di commettere quei reati gravissimi. L’anziano, ieri assente, ha sempre rigettato queste accuse pesantissime e ieri il suo avvocato Vincenzo Calderoni ha tentato in più modi di argomentare una tesi assolutoria che lasciasse una via di scampo al suo assistito. Ma i giudici non hanno avuto alcuna esitazione. Ora si andrà in appello e l’imputato deve assolutamente confidare su un’assoluzione visto che in caso di conferma della condanna anche in Cassazione andrebbe subito in carcere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

