Abusò di un bambino, condannato

Il pedofilo chiamato a scontare 5 anni e 7 mesi. Il fatto risale a tre anni fa quando la vittima della violenza aveva 11 anni
AVEZZANO. Era accusato di aver abusato di un ragazzino di un paese della Marsica ed è stato condannato a 5 anni e 7 mesi di reclusione dal giudice per l’udienza preliminare Carla Mastelli con rito abbreviato. Si tratta di un muratore marsicano che aveva avvicinato il minore, per poi compiere atti di violenza sessuale nei suoi confronti. I fatti risalgono al 2015 quando l’uomo, sposato con figli e senza precedenti penali, fu arrestato dopo la denuncia dei genitori del bambino, che aveva raccontato tutto a casa. L’uomo aveva cercato di sminuire l’accaduto dando una versione diversa agli investigatori. Ma secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Avezzano, l'indagato avrebbe avvicinato il bambino e avrebbe poi compiuto gli atti di violenza. Il bambino, che all’epoca aveva 11 anni, non era riuscito a reagire. Ma una volta a casa aveva raccontato quanto accaduto ai genitori. Il bambino conosceva il suo aggressore che aveva approfittato di questo proprio per avvicinarlo senza destare sospetti. Del resto altre volte in passato l’uomo era stato visto in compagnia del bambino, ma il suo comportamento era stato fino ad allora corretto e amichevole. Non c’erano state, insomma, attenzioni tali da suscitare la preoccupazione dei genitori. Una sera, però l’uomo, approfittando dell’assenza dei familiari, aveva convinto l’undicenne a seguirlo per una passeggiata fino a raggiungere un posto isolato dove poter mettere in atto il suo piano. Erano infatti entrati in un magazzino dove il bambino era stato costretto a subire la violenza. Dopo tre anni è arrivata la condanna con rito abbreviato, chiesto dal difensore Franco Colucci e accolto dal giudice. La condanna prevede anche l’interdizione dai pubblici uffici e il divieto di frequentare ambienti con bambini. Nel procedimento si sono costituiti parte civile la madre e lo stesso minore, rappresentati dagli avvocati Mauro Ciofani e Paolo Di Cesare. È stato condannato anche a un risarcimento danni di 80 mila euro.
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