Accord, da due mesi trattative al palo

19 Marzo 2015

I sindacati: «Coinvolgeremo il presidente D’Alfonso, tra breve molti lavoratori saranno senza ammortizzatori sociali»

L’AQUILA. Contano i giorni, gli ex dipendenti del polo elettronico, la cui mobilità è ormai agli sgoccioli, che riponevano grandi speranze nell’insediamento dell’Accord Phoenix, che avrebbe dovuto riassumere circa 120 persone. Era il 19 gennaio scorso quando, durante il tavolo in prefettura, fu annunciato che per concludere l’operazione mancavano solo pochi documenti da presentare ad Invitalia. Dopo due mesi, tutto tace. E sono passati quasi tre anni, da quando si è cominciato a parlare del progetto che avrebbe dovuto risollevare l’industria aquilana. Nessuno ora sembra in grado di dare risposte. Tanto che i sindacati hanno intenzione di chiedere l’intervento della Regione, per l’attivazione della mobilità in deroga. Altrimenti, già dal prossimo mese, i lavoratori, che sono per la maggior parte giovani, si ritroveranno senza ammortizzatori sociali e senza alcun reddito. La decisione di coinvolgere il presidente Luciano D’Alfonso è stata presa durante l’assemblea che si è svolta nella sede della Uil. «Ufficialmente siamo rimasti alle notizie di due mesi fa», spiega Clara Ciuca della Uilm, «e non trapela nulla sull’esito della procedura con cui Invitalia dovrebbe dare il via libera al progetto dell’Accord Phoenix, concedendo i 12 milioni di contributi pubblici richiesti dal presidente Ravi Shankar. Abbiamo sollecitato un nuovo tavolo in prefettura, ma anche da quelle sede ci dicono che non ci sono novità. Le istituzioni tacciono. Tramite la senatrice Stefania Pezzopane, che ha contattato Invitalia, abbiamo saputo che mancherebbero ancora alcune carte. Insomma, una situazione paradossale, che si trascina da troppo tempo. Ma qui stiamo parlando di 200 persone che, dopo aver perso il lavoro, si sentono prese in giro. Sono scoraggiate. E’ ora di mettere fine a questo stillicidio». Per tamponare la situazione, e visto che sulla carta ci sarebbe un’operazione in corso, potrebbe esserci la possibilità di usufruire della mobilità in deroga. Ma deve essere approvata dalla Regione. Secondo il sindaco mancherebbe poco per sbloccare la vicenda. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: Invitalia vuole garanzie bancarie sulla solidità dell’investimento complessivo, che si aggira sui 35 milioni.

A quanto pare, neanche l’ingresso della Deutsche Bank nella società dell’azienda ha convinto l’agenzia ministeriale che deve erogare i contributi pubblici nell’ambito dei fondi Cipe.

Romana Scopano

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