Accord, in 60 rischiano di restare fuori

6 Dicembre 2017

Incontro in Regione, i sindacati lanciano l’allarme per il ridimensionamento del progetto industriale

L’AQUILA. Sono circa 60 gli ex lavoratori del polo elettronico che potrebbero restare fuori dall’Accord Phoenix. Durante l’incontro in Regione è stato ridimensionato, per il momento, il progetto di raddoppio del sito, che avrebbe portato ai 129 posti di lavoro promessi dall’azienda. A questo punto, i sindacati vogliono un percorso chiaro, su cui innestare il programma delle nuove assunzioni.
I nodi posti nel tavolo convocato dal vicepresidente Giovanni Lolli potrebbero essere sciolti nella prossima riunione del 20 dicembre, in cui l’azienda dovrebbe illustrare il piano industriale. Intanto, alla presenza del direttore generale Francesco Baldarelli e del direttore finanziario Michele Polini, è stato fatto il punto della situazione e si è parlato anche di numeri: sono 32 le persone finora assunte e la partita si chiuderà a circa 70 unità. E rispetto ai 10,7 milioni di contributo pubblico, concessi da Invitalia, finora ne è stato erogato e utilizzato solo il 10%. Restano perplessità, da parte di Fim, Fiom e Uilm, sulle strategie future, ma anche sull’attuale organizzazione del lavoro.
«Il tavolo non era quello che attendiamo da settembre», ha spiegato Alfredo Fegatelli della Fiom, «ma un confronto voluto dal vicepresidente Lolli, in cui l’azienda ci ha spiegato che stanno riavviando la produzione e che si arriverà a circa 70 assunzioni complessive. Aspettiamo la presentazione del piano industriale, per poter valutare le azioni da mettere in campo, anche di sostegno, se i contenuti saranno soddisfacenti. Come Fiom, anticipiamo che solo quando avremo chiaro il percorso si potrà parlare di accordi sindacali». Il tavolo è servito anche per ristabilire le relazioni sindacali che, a detta delle parti sociali, erano venute a mancare negli ultimi mesi: «All’interno della fabbrica si stanno mettendo a punto macchinari e apparecchiature», ha affermato Clara Ciuca (Uilm), «e l’azienda intende entrare a far parte di consorzi per l’acquisizione di materiali. L’incontro però non ha chiarito alcuni punti fondamentali, come i carichi di lavoro e la politica industriale, e neanche se il canale finanziario di Invitalia verrà riaperto. Del resto, la chiusura imposta dalle vicende giudiziarie ha fatto rallentare la produzione e ha comportato un ulteriore esborso di risorse. Speriamo che il 20 dicembre», ha sottolineato Ciuca, «avremo le risposte che cerchiamo».
Per Giampaolo Biondi (Fim) «solo con il piano industriale si potrà capire quante saranno realmente le assunzioni, anche se i numeri sono stati ridimensionati a una sola linea produttiva e quindi circa 60 ex lavoratori del polo elettronico resteranno fuori». (r.s.)
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