Accord Phoenix, attesa senza fine

12 Settembre 2014

I sindacati: necessario fare chiarezza sui tempi, i lavoratori pronti a dar vita ad azioni di protesta

L’AQUILA. Certezze sui tempi. I continui rinvii per l’insediamento dell’Accord Phoenix tengono col fiato sospeso i circa 200 lavoratori del polo elettronico attualmente in mobilità o in cassa integrazione. L’operazione attende ancora il placet di Invitalia. E dopo l’ultimo tavolo romano, al quale ha partecipato anche la Deutsche Bank, l’attesa cresce.

E anche l’esasperazione, visto che nei prossimi mesi in tanti si ritroveranno senza alcun sostegno economico. Sono infatti in scadenza, tra settembre e aprile, gli ammortizzatori sociali che hanno accompagnato la fuoriuscita dei dipendenti della Finmek, della Fida spa e della Intercompel. Per la maggior parte si tratta di lavoratori giovani, che non possono agganciarsi alla pensione e che difficilmente potranno essere reinseriti nel circuito lavorativo.

Le loro speranze, da quasi due anni, sono riposte proprio nell’Accord Phoenix, l’azienda che intende insediarsi all’Aquila, con un sito per lo smaltimento dei rifiuti elettronici, e ricollocare almeno 120 persone nella prima fase di attività, all’interno degli spazi dell’ex Finmek.

Un progetto caldeggiato dalle istituzioni locali, ma ormai fermo da oltre un anno negli uffici di Invitalia, l’agenzia del ministero dell’Economia che deve erogare i 12 milioni di contributi pubblici richiesti dalla società, a fronte di un investimento complessivo di 35 milioni.

«Ci auguriamo che l’ultimo incontro a Roma», afferma Clara Ciuca della Uilm, «sia stato proficuo e che si possa giungere a una conclusione positiva di tutto l’iter. Restano però le forti preoccupazioni per i tempi che, a quanto pare, continuano a dilatarsi. Sappiamo tutti che la burocrazia in Italia è lenta e che, trattandosi di soldi pubblici, debbano essere fatte tutte le verifiche del caso. Ma non ci dimentichiamo dei lavoratori che aspettano e anche del fatto che, una volta scaduta la mobilità, spariranno anche gli sgravi fiscali destinati alle aziende che riassumono».

Secondo Gino Mattuccilli della Fim, gli ex dipendenti del polo elettronico si sentono presi in giro: «C’è grande tensione intorno a questa vicenda e i lavoratori vogliono chiarezza, sia dall’azienda che da Invitalia. Ad oggi nessuno sa definire la tempistica per l’insediamento del sito. E non è escluso che si possano mettere in piedi azioni di protesta».

Romana Scopano

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