Accord Phoenix, dissequestrato il sito

6 Luglio 2017

Riconosciuto l’impegno dell’azienda sul piano di bonifica, l’ex presidente Shankar patteggia tre mesi

L’AQUILA. Disposto il dissequestro del sito dell’Accord Phoenix. Nell’udienza in cui l’ex presidente Ravi Shankar ha patteggiato 3 mesi e mezzo, commutati in pena pecunaria, per gestione illecita di rifiuti, il giudice ha riconosciuto «il grande impegno» con cui l’azienda ha ottemperato al piano di bonifica autorizzato dallo stesso tribunale e ha quindi stabilito il dissequestro, sia dell’area che dei macchinari dello stabilimento. In questo modo, potrà riprendere l’attività produttiva, sospesa dopo il blitz della Finanza dello scorso dicembre. Nella stessa udienza, in virtù del patteggiamento dell’amministratore, è stata stralciata la posizione degli altri due imputati, il direttore generale Francesco Baldarelli e il responsabile della linea produttiva Hansen Joergen Lundo. «Il giudice ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto dall’azienda», ha spiegato l’avvocato Giulio Agnelli che con il collega Roberto Madama assiste gli accusati, «e riconoscendo l’impegno con cui è stato attuato il piano di bonifica del sito, ne ha disposto il dissequestro, per permettere la riattivazione dello stabilimento. Si tratta di un grande risultato, soprattutto per la salvaguardia dell’occupazione». L’imprenditore anglo-indiano Ravi Shankar si è dimesso dalla carica di presidente del Cda dell’Accord Phoenix, in vista della richiesta di patteggiamento, ieri accordata dal giudice. Resta comunque l’azionista di maggioranza e sarebbe già stato individuato un manager italiano che andrà a ricoprire la carica di amministratore delegato. Il nome verrà rivelato ai sindacati durante l’incontro, che dovrebbe tenersi a metà della prossima settimana: «Siamo arrivati finalmente a una svolta», ha commentato Giampaolo Biondi della Fim, «che restituisce un minino di speranza ai tanti lavoratori che ancora attendono di essere ricollocati». Vuole certezze, Clara Ciuca della Uilm: «Questa lunga vicenda deve concludersi con la certezza delle assunzioni promesse: se lo meritano i tanti operai che aspettano da anni e se lo merita la città, che ha fame di lavoro»". Nella fabbrica per lo smaltimento di rifiuti elettronici erano rientrati, prima del sequestro, una ventina di dipendenti: a regime, con l’attivazione della seconda linea, dovrebbero essere riassunte 129 persone, per la maggior parte provenienti dalle aziende del polo elettronico che hanno chiuso i battenti.
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