Accord Phoenix, la Uilm: «No al calo produttivo»

2 Ottobre 2019

La sindacalista Ciuca: «Tra i lavoratori torna un clima di forte apprensione» Chieste la salvaguardia dei livelli occupazionali e la crescita delle assunzioni 

L’AQUILA. «Incertezze e ritardi, che potrebbero mettere a rischio la stabilità occupazionale». Un calo del ciclo produttivo e la vicenda giudiziaria in corso preoccupano i 65 lavoratori dell’Accord Phoenix, l’azienda del Tecnopolo specializzata nel trattamento di rifiuti elettronici, ancora alle prese con ostacoli e difficoltà. A raccogliere le loro preoccupazioni, lanciando un appello a tutti i soggetti interessati, è la Uilm.
«Torna una forte apprensione», spiega il segretario Clara Ciuca, «tra i lavoratori della Accord Phoenix per la stabilità dei loro posti di lavoro: assistono, infatti, a un sensibile calo del ciclo produttivo, senza che emergano da parte dell’azienda indicazioni chiare, mentre sono ben consapevoli delle difficoltà di start up della vita aziendale e delle ulteriori implicazioni determinate dagli eventi giudiziari». Lo scorso maggio la Guardia di Finanza ha sequestrato 5 milioni di euro e si ipotizza il reato di indebita percezione di contributi statali nei confronti di tre dirigenti.
In attesa di conoscere gli sviluppi giudiziari, i sindacati hanno richiesto da tempo un incontro con la proprietà. «Da mesi non abbiamo un concreto confronto con l’azienda», sottolinea Ciuca, «con notizie certe, sia sulle prospettive, sia sugli sviluppi produttivi. Per la Uilm resta centrale il tema del lavoro, ovvero la salvaguardia dei livelli occupazionali in essere e l’attuazione del piano industriale e la relativa crescita del numero dei lavoratori occupati. In un contesto di desertificazione industriale dell’area aquilana non appare tollerabile, neanche come ipotesi, mettere in discussione i 65 posti di lavoro faticosamente raggiunti da un lunghissimo e contrastato processo di reindustrializzazione del sito. Infatti», aggiunge il segretario UIlm, «è bene ricordare che i lavoratori dell’Accord Phoenix e le loro famiglie vengono da un percorso che li ha visti vittime di ristrutturazioni industriali, chiusure, promesse non mantenute, percorso che ha superato ogni limite di sopportazione e non può tollerare ulteriori incertezze e ritardi dovute a problematiche che nulla hanno a che fare con la capacità produttiva e tecnologica dell’azienda che è, per quanto noto, in grado di essere pienamente sul mercato».
Da qui l’appello: «Occorre pertanto», conclude Ciuca, «che ogni centro decisionale interno ed esterno e ogni istituzione faccia tempestivamente quanto possibile e ammissibile per la piena ripresa produttiva, risultando intollerabile che la stabilità occupazionale sia messa a rischio da incertezze e ritardi».
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