Accord Phoenix, scatta la cassa integrazione

8 Febbraio 2017

Sito industriale finito sotto sequestro, la misura coinvolge i primi venti dipendenti riassunti

L’AQUILA. Il sequestro del sito, e la conseguente interruzione dell’attività produttiva, fanno scattare la cassa integrazione all’Accord Phoenix.

Il ricorso all’ammortizzatore sociale coinvolge 20 dipendenti, di cui 13 operai e 7 impiegati, per la durata di 13 settimane, a far data dal primo febbraio.

Si tratta dei lavoratori assunti nella prima fase dell’insediamento del sito per lo smaltimento di rifiuti elettronici, costretto a una sosta forzata a causa dell’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica su presunti reati ambientali e dei sigilli apposti dalla Guardia di Finanza.

La vicenda giudiziaria si è poi allargata con un nuovo filone di inchiesta, questa volta per l’ipotesi del reato di truffa in concorso, a carico del direttore generale Francesco Baldarelli.

La speranza dell’azienda, e anche dei tanti ex lavoratori del polo elettronico dell’Aquila che attendono di essere ricollocati, è che si possa procedere con il dissequestro dello stabilimento, in modo da completare i lavori, ripristinare le irregolarità rilevate e far ripartire le attività.

Nella giornata di ieri, nella sede di Confindustria, è stata firmata la richiesta di cassa integrazione ordinaria, con la partecipazione di Fim e Uilm, mentre la Fiom ha disertato il tavolo.

«La nostra è stata una scelta di responsabilità nei confronti dei lavoratori», hanno spiegato Clara Ciuca della Uilm e Giampaolo Biondi della Fim, «in quanto l’iter per ottenere la cassa integrazione senza la firma dei sindacati è molto più lungo. Ci auguriamo, però, che questa situazione possa sbloccarsi al più presto, visto che ci sono ancora tante persone appese a un filo. Questa operazione», hanno aggiunto i rappresentanti di Fim e Uilm, «poteva essere una ripartenza, per l’industria aquilana, e invece, in seguito a una serie di errori, di cui l’azienda si è assunta la responsabilità, ci troviamo impaludati. I vertici ci hanno assicurato che vogliono proseguire con questo progetto e che sono pronti a richiamare al lavoro i dipendenti, se il sito verrà dissequestrato».

Il segretario della Fiom Alfredo Fegatelli ha chiarito i motivi della sua assenza: «Non metterò firme negli atti che riguardano l’Accord Phoenix, fino a quando non avrò fiducia nell’operato dell’azienda. Il ricorso alla cassa integrazione è necessario», ha concluso Fegatelli, «ma a mio parere finora sono mancate quella trasparenza e fiducia che sono indispensabili nei corretti rapporti tra proprietà e sindacati». (r.s.)

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