Accord Phoenix, stop alle assunzioni

L’AQUILA. L’obiettivo è di tutelare l’occupazione. Il Cda dell’Accord Phoenix, presieduto dall’imprenditore anglo-indiano Ravi Shankar, si riunirà oggi all’Aquila, con i legali che rappresentano l’azi...
L’AQUILA. L’obiettivo è di tutelare l’occupazione. Il Cda dell’Accord Phoenix, presieduto dall’imprenditore anglo-indiano Ravi Shankar, si riunirà oggi all’Aquila, con i legali che rappresentano l’azienda, per valutare quale strada intraprendere, dopo il sequestro del sito da parte della magistratura. Due le possibilità: presentare istanza di dissequestro dello stabilimento, o chiedere un colloquio con la Procura visti i tempi della giustizia. Nel frattempo, si sta predisponendo un piano operativo, per apportare correzioni nelle procedure ambientali finora adottate. Ieri il direttore generale Francesco Baldarelli ha incontrato i 23 dipendenti già rientrati in fabbrica, 11 provenienti dal bacino dell’ex polo elettronico e 12 assunti direttamente dall’azienda. Resta bloccato il piano delle nuove assunzioni, che dovevano scattare a gennaio, per arrivare a 60 unità nel mese di giugno. La pianta organica di 129 persone si sarebbe dovuta completare nel 2018, con il raddoppio della linea produttiva. In attesa ci sono gli ex lavoratori di Finmek, Fida, Intercompel e P&A Service, con le ultime mobilità ancora attive in scadenza a marzo. Il sito per lo smaltimento di rifiuti elettronici, per un investimento di 50 milioni di euro, di cui quasi 11 finanziati da Invitalia, è fermo da due settimane, sono accessibili solo gli uffici. Nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reati ambientali, sono stati iscritti il presidente Ravi Shankar, il direttore Francesco Baldarelli e il responsabile della produzione Jorgen Hansen: «Confidiamo nella correttezza dell’operato della magistratura», spiega Baldarelli, «e come annunciato siamo pronti a chiarire qualsiasi problema. Ci siamo presi qualche giorno di tempo per decidere come muoverci, insieme ai legali. Intanto, va chiarito che non è stata ancora presentata nessuna istanza di dissequestro. Potrebbe essere questa la strada, ma potremmo anche chiedere direttamente un colloquio con la Procura. Abbiamo riconosciuto degli errori e stiamo già rimediando, con la predisposizione di un piano operativo e rispondendo ai chiarimenti richiestici da Regione e Arta. Ma ribadiamo che le linee produttive sequestrate non erano ancora funzionanti e già dal mese di aprile avevamo presentato alla Regione una richiesta di variante sostanziale, la cosiddetta Vua, la cui fase autorizzativa era arrivata agli sgoccioli, quando sono stati apposti i sigilli». Ai 23 dipendenti è stato chiesto di rimanere a disposizione per un’altra settimana, per vedere come evolve la situazione. Invitalia, come da prassi, ha sollecitato chiarimenti. «Vogliamo mantenere gli impegni presi con i lavoratori e con le istituzioni», conclude Baldarelli, «ma viste anche le polemiche scatenate, temiamo di essere finiti in qualcosa più grande di noi».
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