Accord Phoenix, ultimatum degli operai

I 200 ex lavoratori del polo elettronico da ricollocare nella nuova azienda chiedono un incontro davanti al prefetto
L’AQUILA. Assemblea disertata dai politici e progetto ancora in alto mare. Dopo oltre due anni l’insediamento dell’Accord Phoenix all’interno del polo elettronico resta un mistero. Per dare risposte certe ai 200 ex lavoratori che attendono di essere ricollocati, Fim, Fiom e Uilm chiederanno l’apertura di un tavolo in prefettura, che «inchiodi» ciascun attore della vicenda alle proprie responsabilità: l’azienda, che i sindacati non incontrano da quasi un anno; Invitalia, che sta esaminando la richiesta di contributo pubblico; le istituzioni locali, che sembrano defilate. L’assenza del sindaco Massimo Cialente, del vicepresidente della Regione Giovanni Lolli e della senatrice Pd Stefania Pezzopane è parsa ai lavoratori un campanello d’allarme. «Ci dicano come stanno realmente le cose», hanno sottolineato i presenti, «visto che da troppo tempo si sta giocando con la disperazione delle persone». Ad aprile, con la fine della mobilità, circa cento ex operai si ritroveranno senza alcun reddito, seguiti a ruota, a ottobre, da tutti gli altri.
L’operazione per realizzare all’Aquila un sito per lo smaltimento dei rifiuti elettronici si è arenata a Roma, nella sede di Invitalia: dal mese di giugno, quando è arrivato il primo stop al progetto, è stato un susseguirsi di annunci e notizie poi rivelatesi inesatte: l’ultima, che dava per Natale tutto risolto, è stata ancora una volta smentita. E la verità starebbe in una lettera che il presidente dell’Accord, l’imprenditore anglo-indiano Ravi Shankar, ha inviato il 5 gennaio in risposta a una richiesta del sindacalista della Fim Gino Mattuccilli, chiedendo riserbo sul contenuto, soprattutto con la stampa: in pratica, l’azionista di maggioranza conferma l’ingresso della Deutsche Bank nel pacchetto societario e l’uscita del socio di minoranza Luigi Adelmo Pezzoni – questioni che non sarebbero state ratificate davanti all’agenzia ministeriale – ma fa anche capire che non ci sono ancora certezze bancarie a garanzie della solidità dell’investimento da 35 milioni. Condizione necessaria per ottenere gli 11 milioni di finanziamento pubblico. Dunque, punto e a capo. Nulla è cambiato dal mese di giugno. Motivo, questo, che fa temere allo stesso Mattuccilli, a Clara Ciuca della Uilm e ad Alfredo Fegatelli della Fiom che la soluzione non sia dietro l’angolo. «La vertenza dev’essere portata su tavoli ufficiali», hanno quindi dichiarato i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm, «e il prefetto dovrà convocare con urgenza le parti, anche per questioni di ordine pubblico, dato che i lavoratori sono esasperati. Verrà chiesto alla Regione se esiste la possibilità di ottenere, per un periodo limitato, la mobilità in deroga, in modo da avere più tempo per valutare la situazione».
Romana Scopano
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