Accord, spunta l’ipotesi del commissario

27 Maggio 2019

Gli scenari per mantenere in vita l’azienda: ricapitalizzazione da 10 milioni oppure concordato preventivo e futura cessione

L’AQUILA. Si riunisce domani il cda dell’Accord Phoenix. Una convocazione straordinaria, che arriva a qualche giorno dalla nuova inchiesta che ha travolto il sito industriale aquilano, con il sequestro di quasi 5 milioni di euro, tra conti correnti e macchinari, e avvisi di garanzia a tre dirigenti, accusati di indebita percezione di contributi statali. L’azienda, insediata dal 2016 nel Tecnopolo d’Abruzzo, opera nel campo dello smaltimento e del riciclo di rifiuti elettronici, dando lavoro a 55 persone.
ALTRI GUAI. I nuovi guai giudiziari e la mancanza di liquidità impongono una scelta: il consiglio di amministrazione presieduto dal manager Piercarlo Valtorta dovrà decidere se mantenerla in vita, con una ricapitalizzazione societaria di almeno 10 milioni. Si tratta delle risorse che erano state autorizzate da Invitalia per sostenere il progetto: la prima tranche erogata corrisponde alla cifra ora sequestrata dalla Guardia di Finanza e si era in attesa di altri 6,5 milioni. Senza la ricapitalizzazione, sulla quale ha voce in capitolo il Fondo internazionale che rappresenta il maggiore azionista, si rischia di dover portare i libri in tribunale. Ma potrebbero anche arrivare le ingiunzioni di pagamento dei creditori, con il medesimo risultato.
GLI SCENARI. Tra le ipotesi sul futuro dello stabilimento c’è anche una possibile richiesta di concordato preventivo in continuità aziendale, con la nomina di un commissario. In tal caso, potrebbe riaprirsi la strada della vendita, già avviata prima della bufera giudiziaria. Intanto, con la magistratura che dovrà fare il suo corso e i legali dell’Accord pronti a presentare ricorso al Riesame, la vicenda assume anche risvolti politici e se ne discuterà in una prossima seduta del consiglio comunale. I sindacati hanno chiesto di rimettere al centro la questione occupazionale: oltre agli attuali 55 lavoratori, provenienti in gran parte dalle fila degli ex dipendenti del polo elettronico, erano previste altre assunzioni, fino alle 120 unità annunciate al momento dell’insediamento. In base all’esito della riunione del Cda, i rappresentanti di Fiom, Fiom e Uilm, che hanno già sollecitato un tavolo in prefettura, sceglieranno quali azioni mettere in campo.
TENSIONI. All’interno della fabbrica, dove si continua a lavorare, il clima è molto teso e il sentimento prevalente tra gli operai è l’amarezza. Sono ripiombati nel buio dell’incertezza, dopo aver passato anni ad attendere l’agognato posto di lavoro: l’Accord Phoenix, nonostante le difficoltà, è stata l’unica realtà industriale ad aver aperto i battenti in città dopo il sisma.
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