Accusato di omicidio, muratore assolto

Badante morta a Carsoli: per i giudici il fatto non sussiste, l’uomo torna libero dopo 13 mesi in carcere
CARSOLI. È stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. Lo ha deciso la Corte d’Assise dell’Aquila e per Andrei Feru, accusato dell’omicidio di Iuliana Catalin Bucataru, si spalancano le porte della libertà. La vicenda è quella relativa alla morte della badante romena di 38 anni, deceduta in ospedale dopo essere stata trovata in fin di vita a Colli di Monte Bove, frazione di Carsoli, nella casa dell’anziano che accudiva. In carcere era finito il connazionale muratore di 52 anni, accusato di omicidio volontario poiché il 5 novembre 2017, secondo l’accusa, aveva aggredito la donna per motivi passionali. La sorella della vittima e il figlio si erano costituiti parte civile. Non hanno mai ceduto all’ipotesi della caduta accidentale. Il medico legale Cristian D’Ovidio, nel corso dell’autopsia, aveva accertato fratture al cranio e alle costole, la milza rotta, denti caduti e altre piccole lesioni in più parti del corpo. Nell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato, erano intervenuti anche i carabinieri del Ris di Roma. Nel corso di un’ispezione sulla scena del crimine, i carabinieri avevano riscontrato tracce di sangue sui muri del bagno e della camera da letto. La donna, secondo la ricostruzione dell’accusa, era stata uccisa al culmine di una lite violenta, per ragioni di gelosia, scatenata da una serie di telefonate che la vittima pare avesse ricevuto mentre era in compagnia di Feru. L’uomo si era sempre dichiarato innocente affermando che prima dell’arrivo nella casa avevano avuto un incidente stradale, a causa del quale la donna aveva riportato ferite. Subito dopo erano andati nell’abitazione dell’anziano in cui la donna prestava servizio come badante.
Accuse cadute nel corso del processo in Corte d’Assise, presieduto dal giudice Alessandra Ilari. Il romeno, difeso dall’avvocato Paolo Frani, è rimasto in carcere per 13 mesi. L’accusa aveva chiesto 24 anni di reclusione. Nella decisione, ha avuto un ruolo determinante la perizia di parte, eseguita dal medico legale Marco Iezzi, che ha sostenuto la tesi delle ferite compatibili con una caduta. «Si trattava di un processo indiziario», ha affermato il legale del muratore, «che si è concluso alla luce di quanto emerso durante il dibattimento. Tutte le parti hanno fatto con coscienza il loro dovere. Apprezzo il lavoro svolto dai carabinieri nell’ambito delle indagini». Il giudice, dopo aver ascoltato nelle udienze precedenti i teste dell’accusa, ha accolto la tesi difensiva disponendo l’immediata scarcerazione dell’uomo, recluso a Frosinone. (p.g.)
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