Acqua confiscata, scatta la diffida

18 Giugno 2017

Esposto del patron Santa Croce contro la Regione: vuole mettere all’asta 8 milioni di bottiglie

CANISTRO. La confisca di 8 milioni di bottiglie già sequestrate nello stabilimento della Santa Croce ha innescato una nuova polemica tra il patron dello stabilimento e del marchio, Camillo Colella, e la Regione Abruzzo. L’ente vorrebbe mettere all’asta le bottiglie per recuperare soldi da destinare ai 75 dipendenti rimasti senza lavoro e senza stipendi.
«La Regione Abruzzo continua ad adottare comportamenti illegittimi e abusivi, introducendosi senza titolo in una proprietà privata, come è lo stabilimento di Canistro», sottolinea l’imprenditore molisano Colella, «e disponendo la confisca dei beni, in particolare circa 8 milioni di bottiglie, nonostante ci siano ricorsi di opposizione ancora pendenti».
Colella si dice pronto a chiedere congrui risarcimenti in un esposto inviato al comando provinciale dei carabinieri dell’Aquila, ai carabinieri di Tagliacozzo, alle Procure di Avezzano e dell’Aquila e al prefetto dell’Aquila.
La nuova controversia con la Regione si riferisce alle modalità con cui è stato eseguito, il 9 e 10 novembre 2016, il sequestro amministrativo di circa 8 milioni di bottiglie, ora custodite nello stesso stabilimento dove, fino allo scorso anno, veniva imbottigliata l’acqua della sorgente Sant’Antonio Sponga. Al sequestro ha fatto seguito l’ordinanza di confisca dell’8 maggio 2017, da parte della Regione, e la contestata visita ispettiva del primo giugno scorso. Con due note, la dirigente del Servizio risorse del territorio e attività estrattive della Regione, Iris Flacco, ha fissato per domani l’incontro finalizzato a concordare tempi, modalità e condizioni per la rimozione dei beni confiscati, presenti all’interno dello stabilimento, di cui è custode giudiziario lo stesso Colella.
Per l’imprenditore molisano, è «un’azione illegittima perché la società ha fatto opposizione sia al sequestro sia, il 7 giugno scorso, in tribunale ad Avezzano, contro l’ordinanza di confisca».
«I ricorsi bloccano la confisca fino alla loro definizione. È l’ennesimo caso di abuso e violenza», commenta il titolare della Santa Croce, «nonché la conferma della condotta persecutoria e, più in generale, del disegno criminoso e illegittimo da parte della Regione nei nostri confronti, che tanti danni ci sta procurando. Siamo stanchi di subire abusi, ma non abbassiamo la guardia nel denunciare ogni atto in tutte le sedi».
Secondo i legali Claudio Di Tonno, Giulio Mastroianni e Roberto Fasciani «l’amministrazione regionale non può assumere alcun atto dispositivo dei beni oggetto di confisca, posto che il provvedimento non risulta essere dotato di esecutorietà. La Sorgente Santa Croce diffida, pertanto, la Regione Abruzzo di assumere iniziative dirette a sottrarre i beni oggetto di confisca, visto che l’ordinanza è con ogni evidenza sospesa ex lege».
I legali della Sorgente Santa Croce contestano, nell’ambito delle modalità adottate dalla Regione in occasione del sequestro amministrativo del 9 e 10 novembre 2016, e nell’ispezione del primo giugno 2017, «un vero e proprio blitz con le forze dell’ordine, nel corso del quale sono stati forzati gli ingressi. Si evidenzia che «Giovanni Cantone, responsabile dell’ufficio Attività estrattive liquide, e i dipendenti regionali Dante Melchiorre, Giuseppe Ciuca e Nicolangelo Zizzi, si sono introdotti nello stabilimento mediate l’effrazione del sistema di chiusura, tranciando il lucchetto». (r.rs.)
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