Acqua per il Fucino, la svolta è più vicina

23 Gennaio 2020

Entro l’anno l’appalto per il maxi impianto d’irrigazione: servirà 8mila ettari ed è previsto un bacino d’accumulo

AVEZZANO. È corsa contro il tempo. Per non perdere il finanziamento di 50 milioni destinato alla realizzazione di un impianto che potrebbe finalmente risolvere il problema dell’irrigazione nella piana del Fucino: Autorità di distretto dell’Appennino meridionale, Azienda regionale per le attività produttive (Arap) e Consorzio di bonifica Ovest del bacino Liri-Garigliano stanno lavorando in perfetta sinergia per arrivare prima possibile all’appalto dei lavori. Nella sede del Distretto, a Roma, si sono tenuti vari rincontri di tecnici degli Enti interessati – l’ultimo ieri – per definire gli ultimi dettagli. Se non ci saranno intoppi burocratici, i lavori potrebbero iniziare a fine anno o al massimo agli inizi del 2021. Sempre in tempo comunque per scongiurare il pericolo di vedere i 50 milioni destinati al progetto prendere altre strade.
A sbloccare una situazione non facile, ha sicuramente contribuito la decisione, presa in agosto dalla giunta regionale, di stralciare l’impianto irriguo dal progetto preliminare, che prevedeva anche una vasca di laminazione da realizzare lungo il fiume Giovenco, in prossimità di Pescina, per far defluire in maniera programmata le acque di piena, e un bacino di accumulo, impermeabilizzato con argilla, alla sorgente sempre del Giovenco, oltre a una serie di infrastrutture per ridare impulso all'attività agricola e agro-industriale della piana. La spesa complessiva per l’attuazione del progetto si aggirava sui 200 milioni. Aspettare di disporre di una simile somma prima di iniziare i lavori avrebbe significato rinviare alle calende greche la soluzione del problema dell’irrigazione nel Fucino. Si è così deciso di partire utilizzando i 50 milioni del Masterplan, già disponibili, per realizzare l’impianto.
Per non perdere il finanziamento, i lavori vanno appaltati entro il 2021.
Agli altri interventi si penserà quando si potrà disporre delle risorse necessarie. Cosa prevede in dettaglio il progetto dell’impianto irriguo? L’acqua del collettore centrale, a Borgo Ottomila, verrà messa in pressione attraverso un impianto di sollevamento composto da 6 pompe. Una condotta, allacciata all’impianto, si diramerà in due direttrici: una provvederà all’irrigazione dei terreni all’interno del Bacinetto, l’altra dei terreni posti a nord del canale collettore e a ovest di Borgo Ottomila. Complessivamente la superficie servita dall’impianto si aggira sugli 8.000 ettari. La rete di distribuzione è lunga 111 chilometri ed è prevista in acciaio. Dalla rete principale si dirameranno le condotte della distribuzione secondaria. Particolari accorgimenti consentiranno di individuare rapidamente eventuali perdite o malfunzionamenti e di intervenire tempestivamente. «L’impianto», spiega il direttore di Confagricoltura L’Aquila, Stefano Fabrizi, «oltre a risolvere il grave problema dell’irrigazione nel Fucino, che ogni estate mette in croce gli imprenditori, comporta anche un notevole risparmio di energia elettrica e dai 10 ai 15 milioni di metri cubi di acqua».
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