Addetti alle mense senza lavoro né soldi: «Noi dimenticati»
L’AQUILA. «Siamo gli invisibili. Fermi da marzo, senza cassa integrazione in deroga, con l’incognita di tornare o meno al lavoro a settembre». Gli addetti alle mense scolastiche si sentono...
L’AQUILA. «Siamo gli invisibili. Fermi da marzo, senza cassa integrazione in deroga, con l’incognita di tornare o meno al lavoro a settembre».
Gli addetti alle mense scolastiche si sentono abbandonati al loro destino: solo in pochi hanno percepito una parte dell’ammortizzatore sociale varato dal governo per far fronte allo stop imposto dall’emergenza e non ci sono certezze neanche sulla ripartenza delle scuole dopo l’estate. «Lanciamo un appello al sindaco Pierluigi Biondi», dicono, «per individuare delle soluzioni che ci permettano di riprendere la nostra attività». Ieri una delegazione dei circa 100 operatori della Vivenda, la ditta che gestisce in città le mense di materne, elementari e medie, ha incontrato il segretario della Filcams-Cgil Luigi Antonetti. «Siamo andati a bussare alle porte del sindacato», raccontano, «per avere informazioni sulla nostra situazione. Il governo ha appena rinnovato la cassa integrazione in deroga per altre 9 settimane, il che ci permette in teoria di essere coperti fino a giugno. Ma in realtà pochissimi di noi hanno preso la prima parte dell’ammortizzatore sociale, e stiamo parlando di cifre irrisorie, 180 euro, visto che lavoriamo tra le 2 e le 3 ore al giorno. La Regione è in netto ritardo nelle erogazioni». C’è poi l’incognita del futuro: «Con stipendi medi mensili che si aggirano sui 300/400 euro», spiegano gli addetti della Vivenda, «abbiamo lavorato fino a marzo, poi tutto fermo per l’arrivo della pandemia. Come al solito, a luglio e agosto saremo ancora senza reddito. Ma quest’anno la situazione è ancora più tragica: non sappiamo se a settembre le scuole riapriranno e nemmeno se saranno ancora attive le mense scolastiche. E allora che faremo? Siamo madri e padri di famiglia, dimenticati da tutti. Si è pensato, giustamente, ai commercianti, ai parrucchieri, alle altre categorie. Ma nessuno ha messo in campo iniziative per sostenere i lavoratori delle mense». Da qui l’appello rivolto al sindaco Biondi: «Noi lavoriamo in base a un appalto comunale», concludono gli operatori, «e speriamo che il sindaco prenda a cuore anche la nostra situazione. In attesa di ricevere la cassa integrazione, serve comunque una soluzione per farci tornare a lavorare a settembre».
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