Addio a Fiocco, economista e storico

10 Dicembre 2019

Trent’anni al Cresa e altrettanti in Camera di commercio. È stato un osservatore attento del tessuto produttivo

L’AQUILA. Silvano Fiocco se n’è andato a 90 anni. I funerali saranno celebrati stamani alle 11,30 nella chiesa di San Pio X al Torrione. Viveva a Roma con i figli da subito dopo il terremoto. Nei primi anni post-sisma tornava spesso in città, poi le visite si sono fatte sempre più rare.
CHI ERA. Silvano Fiocco era un gran gentiluomo, mai fuori le righe, rispettoso di tutti anche di chi magari non aveva la sua cultura umanistica ed economica. Se in Abruzzo c’era un uomo che poteva parlare a ragion veduta (cioè con elementi e fatti circostanziati) dell’economia regionale dal secondo Dopoguerra a oggi, quello era Silvano Fiocco. È stato dal 1968 (data della fondazione) al 1999 direttore del Cresa, il Centro studi che è un osservatorio sull’economia abruzzese e fornisce a Regione ed enti pubblici i dati per la programmazione economica. E dal 1967 al 1997 segretario generale della Camera di commercio. Nel 2010, la Camera di commercio allora presieduta da Giorgio Rainaldi, ripubblicò (ampliato) uno scritto di Fiocco che ricostruiva “la travagliata storia della programmazione economica in Abruzzo”. Rainaldi sottolineava, presentando il volume, che «l’autore è stato uno studioso attento e un osservatore privilegiato delle motivazioni che portarono alla introduzione della programmazione economica quale strumento per coniugare sviluppo economico e giustizia sociale e delle alterne vicende che caratterizzarono la sua vita. Ce ne restituisce una narrazione precisa, a volte ironica e tagliente, spesso arricchita da aneddoti, di cui gli siamo grati».
LO SCRITTORE. I libri di Fiocco sono molteplici e affrontano tutti i settori economici regionali: industria , turismo, agricoltura, squilibri territoriali. Ma era anche a suo modo uno storico, capace cioè di studiare il presente senza dimenticare le esperienze del passato e le possibili conseguenze, nel tempo, delle politiche programmatorie. Nel bollettino della Deputazione di Storia Patria pubblicò pure un saggio su “Polemiche e battaglie per il monte Marsicano”. Quei volumi oggi andrebbero tutti riletti e approfonditi da chi ha la pretesa di guidare e fare scelte per il futuro dell’Abruzzo.
L’OPINIONISTA. Fiocco ha avuto per anni anche uno spazio sul Centro, spesso nella rubrica dedicata alle opinioni e a volte nella cronaca dell’Aquila. Prima del terremoto Fiocco abitava in via Sant’Agostino a due passi dalla redazione del nostro giornale. Chi scrive lo incontrava fra la Villa e via XX Settembre quasi sempre con giornali e libri sottobraccio. Un giorno portò in redazione un suo intervento che fu subito pubblicato. Da allora, a scadenze variabili, molte sue opinioni sono apparse sul Centro. Si occupava poco delle “risse” cittadine, i suoi testi spaziavano dall'economia locale, a quella nazionale e internazionale. Un paio di anni fa mi fece sapere che stava raccogliendo ciò che aveva pubblicato sul quotidiano d’Abruzzo per farne un volumetto. E infatti dopo qualche mese il libro diventò realtà. Si intitola “I conti degli italiani e poco altro”. Il volume è quasi introvabile. Meriterebbe di essere ripubblicato e diffuso in maniera più capillare. Si compone di due parti: una in cui parla l’economista puro mentre il resto (il “poco altro”) sono ricordi personali legati anche all'Aquila: la grande neve, la Liberazione, storie di piccolo antifascismo, una protesta civile.
I “PIZZINI”. Infine non si può dimenticare un aspetto forse meno noto. Silvano Fiocco a fine anno non inviava auguri canonici (cartoline o regalini vari) ma faceva recapitare agli indirizzi di parenti e amici i “Pizzini di Pietro Antonj” . Si tratta di sue brevissime riflessioni (ma anche frasi di personaggi, scrittori e poeti di ogni tempo e di ogni continente) stampate su una sorta di brochure. L’ultimo “Pizzino” è arrivato con l’augurio di buone Feste 2018-2019 e ha in copertina un disegno di una sua nipotina. Fiocco esordisce così: “Pietro Antonj non ha più cose da dire, tranne che con la voce degli altri. Tuttavia non intende rinunciare a inviare anche per quest’anno i suoi Pizzini ad amici e parenti. Non posso fare altro che farmene anche questa volta, il suo fedele portavoce”. Ciao Silvano, i tuoi pizzini ci mancheranno.
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