Addio a Gildo Bugni, l’antifascista cresciuto tra i vicoli dell’Aquila

22 Novembre 2023

Aveva 96 anni, il padre assassinato in città in modo atroce Cordoglio di Angelini (Anpi): «Orgogliosi delle sue origini»  

L’AQUILA. È morto a 96 anni a Bologna il partigiano Ermenegildo (Gildo) Bugni – nome di battaglia Arno – nato all’Aquila il 2 novembre 1927. Entrato nella Resistenza giovanissimo cominciò come staffetta e militò nella brigata della divisione Modena della quale divenne vicecomandante. Rimase ferito durante i combattimenti per la difesa della Repubblica partigiana di Montefiorino. Sfuggito all’eccidio di Cà Berna del 27 settembre 1944, fu catturato il giorno successivo dai tedeschi. Salvato dalla fucilazione, per l’intervento di un maresciallo teutonico, riuscì a fuggire un mese dopo. Tornato a Bologna, militò nella prima brigata Garibaldi “Irma Bandiera”. Giunse alla Liberazione con il grado di sottotenente. Fu licenziato dalla fabbrica in cui lavorava come operaio perché protestava per le condizioni malsane dell’ambiente. Ha proseguito il suo impegno politico nel Pci e per l’Anpi (Associazione nazionale partigiani) ha svolto a lungo il ruolo di segretario provinciale di Bologna.
IL PADRE UCCISO ALL’AQUILA
Gildo Bugni era figlio di Ugo Bugni ucciso in maniera atroce all’Aquila, dai fascisti, nel 1936. Fu proprio il figlio Ermenegildo a raccontare in un libro, pubblicato tempo fa, la storia del padre. Ugo fu anche ricordato, una ventina di anni fa, con un articolo sul Centro, da Alberto Aleandri. «Ugo Bugni aveva due grandi amori: la sua famiglia e la libertà» si legge sul sito dell’Anpi Bologna. «All’Aquila è un pomeriggio del giugno 1936» scrive ancora l’Anpi «Ugo in camera da pranzo ascolta la radio. Improvvisamente dalla finestra arrivano le grida festanti di gente che inneggia al Duce per la conquista dell’Abissinia. È più forte di lui. Corre alla finestra e scaglia la sua voce contro. Non passa che qualche minuto e tre persone lo vengono a prelevare con la forza. L’indomani Ugo bussa alla porta di casa sua: il volto pesto, il mento macchiato di nero. Gli hanno fatto ingerire dell’olio lubrificante bruciato. Morirà di lì a qualche giorno».
Nel libro del figlio Ermenegildo si sottolinea che «Ugo aderì sin dal 1914 a un gruppo di socialisti dell’Aquila che si riunirono per prendere posizione contro l’intervento militare italiano». In riferimento alla sua infanzia, Gildo ricordava «il primo giorno di scuola nell’autunno del 1933 e le premure del padre che aspettava i figli all’uscita di scuola per imbacuccarli e condurli a casa». Con la morte di Ugo, nel 1936, si trasforma la vita della sua famiglia che si trasferisce a Bologna per cercare di sopravvivere. «Tutto era cambiato» sottolineava Gildo «prima il benessere poi la miseria e il difficile adattamento in una nuova città. La madre di Gildo, Concetta, si adatta fa la ricamatrice e cresce a fatica il figlio Gildo che frequenta le scuole bolognesi, cercando di educarlo serenamente mentre è costretta ad affidare il figlio Nino a una cognata all’Aquila. Questa vicenda personale e drammatica influenzerà molto Gildo al momento della sua scelta di aderire alla lotta di Liberazione a sedici anni».
IL CORDOGLIO
Cordoglio è stato espresso dall’Anpi L’Aquila presieduta da Fulvio Angelini: «Come molti della sua generazione, Gildo Bugni ha mostrato una tempra straordinaria, un’energia formidabile, una capacità di lottare fuori dal comune. Ha vissuto pienamente i suoi gloriosi 96 anni e per questo possiamo indicarlo come un esempio per tutti. Le sue origini aquilane ci rendono orgoglioso e per questo l’Anpi dell’Aquila lo saluta con commozione e rispetto».
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