Addio a “Pepetta”, l’impiegata comunale

27 Gennaio 2019

Colleghi, amici e amministratori si sono stretti intorno ai familiari per salutare Annarita Di Bastiano, morta a 61 anni

AVEZZANO. Volti increduli, sconcertati e addolorati, molti segnati dalle lacrime, per l’ultimo saluto alla loro collega Annarita Di Bastiano, conosciuta tra gli amici e compagni e compagne di lavoro di tanti anni come “Pepetta”.
L’impiegata comunale, che aveva 61 anni, ha lasciato un vuoto incolmabile a Palazzo di città, ma soprattutto nella sua famiglia: il marito, Walter Di Biase, e i due figli, Stefano e Francesco, stretti in un abbraccio inconsolabile, davanti alla chiesa San Rocco, al termine del rito funebre celebrato da don Antonio Principe. Inconsolabili i familiari di Annarita Di Bastiano, nonostante il bagno di folla e l’affetto con il quale li hanno circondati i colleghi, gli amici, gli amministratori comunali, che si sono stretti attorno alla famiglia che giovedì, poco prima di mezzanotte, si è vista crollare il mondo addosso.
Ieri, nella chiesa stracolma, l’estremo saluto, reso ancora più struggente dall’omaggio della collega in pensione di Annarita Di Bastiano, Maria Teresa Massimiani, a nome dei dipendenti comunali.
«Oggi», ha esordito dall’ambone, «è quel giorno a cui nessuno pensava, quello che arriva e ti lascia interdetto, che interrompe a metà, senza rimedio, tutto ciò che era in programma. Si dirà che è così, per tutti. Sempre. Forse è vero. Ma proprio a te», ha aggiunto con lo sguardo rivolto alla bara, mentre i volti di tanti presenti venivano rigati dalle lacrime, «nessuno pensava: a te si pensava come coordinarci sul lavoro, festeggiare il compleanno o la pensione della collega. Semmai venivi in mente come quella persona positiva, briosa, solare, la bionda che sdrammatizzava ogni situazione. Che prendeva in giro chi si prendeva troppo sul serio, che affibbiava i soprannomi ai colleghi e che se ne meritava tanti sul campo: uno su tutti, “Pepetta”, perfettamente adatto a descrivere il personaggio, vulcanico e imprevedibile. Ci stupivi sempre», ha continuato Massimiani, nella sua lettera a nome di tutti i dipendenti comunali, «perché parlavi con tutti e di tutti senza giudicare nessuno e sapevi consigliare e ascoltare. Ecco perché ci sembra impossibile pensare che stiamo parlando di te, e ci sentiamo disorientati di fronte a un senso di vuoto. Ciao “Pepetta”, ci hai stupiti di nuovo, anche nel modo di andartene», ha concluso, rievocando una strofa della canzone “La viola d’inverno”, di Roberto Vecchioni: “Bello è che non sei mai preparato...”. Un lungo applauso ha salutato l’uscita della bara dalla chiesa.
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