Addio a Tascini, era l’ultimo custode di Mussolini a Campo Imperatore

L’AQUILA. È morto a 101 anni a Città di Castello, Ferdinando Tascini uno dei carabinieri a cui nel settembre 1943 fu affidata la custodia di Benito Mussolini nell’albergo di Campo Imperatore (da dove...
L’AQUILA. È morto a 101 anni a Città di Castello, Ferdinando Tascini uno dei carabinieri a cui nel settembre 1943 fu affidata la custodia di Benito Mussolini nell’albergo di Campo Imperatore (da dove l’ormai ex Duce fu liberato dai tedeschi il 12 settembre).
Ferdinando Tascini era nato a Todi il 28 dicembre 1922 da una famiglia contadina. Era il terzo di cinque fratelli. Si iscrisse all'istituto agrario Ciuffelli di Todi ma fu costretto a interrompere gli studi per la chiamata nell'esercito durante il secondo conflitto mondiale. Inviato nel Montenegro per quasi un anno, si arruolò poi nell'Arma dei carabinieri. Richiamato in Italia venne scelto per una missione speciale e segreta. Si ritrovò a sua insaputa a Campo Imperatore a guardia del prigioniero fino a quella che in codice fu chiamata “Operazione Quercia” e che portò il 12 settembre alla liberazione di Mussolini per ordine di Hitler. «Erano le 14.30 del 12 settembre 1943», ricordò il giorno del suo 101° compleanno, «e non ero di turno. Stavo nella mia camera e a un certo punto sentii gridare che erano arrivati i tedeschi e mi affacciai dalla finestra. Vidi un aliante che era già atterrato e c'era un ufficiale con la mitraglietta pesante rivolta alla mia finestra. A quel punto sono stato fermo e aspettavo ordini, se impugnare le armi o arrenderci. Dopo ci ordinarono di scendere disarmati e arrenderci. Vidi tutti lì. I tedeschi avevano già circondato l'albergo, strinsero il cerchio e provarono a disarmare un ufficiale, ma furono fermati dal tenente Faiola. Ormai il nostro compito finiva lì e con noi si comportarono abbastanza bene. Poi mi ricordo una cosa: quando atterrarono gli alianti, Mussolini si affacciò ma non vedeva chi c'era. Voleva sapere chi fossero, se americani o tedeschi. La sensazione era che Mussolini aspettasse più gli americani dei tedeschi».
Finita la guerra Tascini riuscì a conseguire il diploma di perito agrario. Negli anni Cinquanta si trasferì in alta valle del Tevere con la moglie Adriana, dove a Città di Castello creò un’azienda agricola specializzata nella tabacchicoltura. Terminò la sua attività lavorativa nella Comunità montana della città. Ha vissuto con la sua numerosa famiglia, quattro figli, nove nipoti e sette pronipoti. Appena appresa la notizia della scomparsa, il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi e la giunta comunale hanno espresso «i più sinceri sentimenti di vicinanza alla famiglia, ai figli Massimo, Maria Teresa, Maria Francesca e Luca, ricordando i bellissimi momenti trascorsi ad ascoltare i suoi racconti di vita e di storia». (g.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

