Addio a una leggenda rossoblù L’Aquila piange Aldo Di Bitonto

Mezzala per sette stagioni, indossava la maglia numero 10. Biondi: «Se ne va un pezzo di storia» Domenica la squadra osserverà un minuto di raccoglimento e giocherà con la fascia nera al braccio
L’AQUILA. Se ne va una leggenda del calcio rossoblù, Aldo Di Bitonto. Nato il 20 ottobre 1930 a Trieste, ma aquilano di adozione, Di Bitonto si è spento all’età di 92 anni. Aveva giocato nell’Aquila dal 1952 al 1959, collezionando 13 gol e 152 presenze, indossando per lunghissimo tempo la fascia da capitano. Ben sette campionati in rossoblù con la maglia numero 10, spendendosi in campo con determinazione e caparbietà, doti che lo hanno sempre contraddistinto. Per ricordare la mezzala, L’Aquila calcio, nella giornata di ieri, ha chiesto alla Lega nazionale dilettanti di osservare un minuto di silenzio e giocare col lutto al braccio in occasione della gara di domenica prossima contro il Castelnuovo. Alla notizia della scomparsa la città si è stretta attorno al figlio Maurizio e ai familiari.
IL RICORDO DI BIONDI
«Se ne va un pezzo di storia della nostra città, che ha contribuito a marcare un’epoca del calcio aquilano della quale, negli anni, sono stati tramandati ricordi e memoria», ha affermato il sindaco Pierluigi Biondi in un messaggio di cordoglio alla famiglia Di Bitonto, «non ha mai mancato di far venire meno il suo sostegno nei confronti dei colori rossoblù o di narrare aneddoti riferiti alla sua grandissima esperienza sportiva, che affascinavano e coinvolgevano quanti hanno avuto la fortuna di ascoltarli».
CUORE ROSSOBLù
Di Bitonto è sempre rimasto un grande tifoso dell’Aquila. «Sono rimasto qui, affascinato, mi è piaciuta questa città» diceva sulla scelta di vivere all’Aquila, con la moglie Mariella (scomparsa). Arrivò in Abruzzo, portato dal triestino Aldo Stradiot, dopo aver giocato con l’Amatori Ponziana, squadra del Territorio Libero di Trieste, militante nel massimo campionato jugoslavo, e con il Trapani. L’esperienza calcistica aquilana fu maggiormente gradita anche per la presenza del concittadino Marino Bon.
NEREO ROCCO E MALDINI
Conosceva Nereo Rocco e Cesare Maldini, due leggende del calcio nazionale. Di Nereo Rocco sottolineava l’ambizione e il «carattere del commerciante», lo chiamava «zio Nereo, zio macellaio». E amava definire Cesare Maldini un «amico fraterno».
ARGUZIA E SCHIETTEZZA
Arguto e schietto, sempre con calma e signorilità diceva la propria. Figura poliedrica, è stato anche allenatore e giornalista. Credeva fortemente sull’importanza della valorizzazione dei vivai.
L’ASSENZA ALLA FESTA
L’ultima bandiera del calcio aquilano, invitata lo scorso novembre al Gran Sasso in occasione dei festeggiamenti del 95ennale della fondazione societaria, fu assente per problemi di salute. Il premio fu ritirato e poi consegnato da Paolo Pietraforte, ex giocatore rossoblù, anche tra gli organizzatori della festa dei suoi 90 anni.
LA PASSIONE PER IL MILAN
«Tra noi c’era un’amicizia grandissima», racconta Mario Maccarone, storico commerciante, «sono stato un compagno di squadra dell’Alabarda, squadra di Seconda categoria nella quale abbiamo giocato insieme, che lui ha ideato negli anni Sessanta. In realtà ci eravamo conosciuti prima perché quando lui venne all’Aquila aprì un negozio di scarpe proprio di fronte al mio Bar Gran Sasso. Insieme vedevamo anche le partite del nostro Milan».
LA DEDICA DELL’ARTISTA
«Eravamo molto amici, fin dai tempi dell’Eden, dove ci riunivamo per parlare di calcio», è il commosso commento dell’artista Mimmo Emanuele, «oltre agli incontri nel corso stretto, ci sedevamo anche recentemente su una panchina di piazza Duomo a parlare. C’era un rapporto di stima reciproca. Mi sono sentito di dedicargli, per salutarlo, la mia opera con Madre Teresa di Calcutta, lui la amava, era un credente. Per l’attaccamento alla città era più aquilano degli aquilani».
ANEDDOTI SUL CAMPO
Dalla battuta sempre pronta, spesso ghiacciava i presidenti dell’epoca. Adriano Cantalini, negli anni ’70 giovane cronista, ricorda una caduta dai gradoni del Fattori dopo un appunto fattogli da Di Bitonto. «Al presidente che si vantava di aver visto numerose partite rispose che il lupinaro dello stadio aveva assistito a più gare di lui, trecento».
L’ULTIMA VOLTA AL GRAN SASSO
Aveva fatto visita alla società rossoblù un anno fa, quando, in occasione di un’intervista aveva sfoggiato con orgoglio la sciarpa rossoblù.
CREDEVA NELLA SERIE D
Dopo il mercato invernale, che ha visto L’Aquila rinforzarsi con l’arrivo di Henri Shiba e Andrea Massetti, Aldo Di Bitonto, in una chiacchierata con l’amico Cantalini disse: «A questa squadra mancava qualcosa, ma con questi due riusciamo a vincere il campionato». E ora che la serie D è a un passo si può dire che le sue parole sono state davvero profetiche.
I FUNERALI
L’addio ad Aldo di Bitonto è previsto oggi alle 15.30 nella chiesa parrocchiale di San Silvestro.
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