Addio al missionario padre Emilio Fu “murato” dai fedeli in canonica

28 Ottobre 2022

Cucchiella, originario di Pozza di Preturo, operò per 25 anni in Colombia per poi tornare in Abruzzo A Trasacco nel 2003 mobilitazione di solidarietà dei cittadini che si opponevano al suo trasferimento

L’AQUILA. È venuto a mancare giovedì scorso, all’età di 86 anni, padre Emilio Pio Cucchiella, frate Cappuccino nato nella frazione di Pozza di Preturo nel 1936. Entrò in seminario al convento di Giulianova, dove conseguì la maturità classica. Fermamente convinto della sua vocazione, prese i voti e nel 1963 celebrò la sua prima messa nella chiesa di Santa Chiara all’Aquila: si avverò così, per lui, il sogno cullato per anni di un ragazzo di campagna che i genitori volevano ragioniere e che invece finì per portare la parola di Dio anche tra gli indios Kogi della Sierra Nevada come missionario. «Rimase in Colombia per oltre 25 anni, dove si adoperò a creare ospedali, scuole e cooperative di lavoro per queste tribù», così lo ricorda il cugino Claudio, già cancelliere di Corte d’Appello.
Fin da giovane manifestò un amore per la cultura e gli studi, non solo in campo teologico, ma anche antropologico, filosofico e letterario, come testimoniano le sue numerose pubblicazioni anche in lingua spagnola, tra cui, “El solitario corazón comenzó a hablar”, in cui ricorda gli anni della missione. Tra le opere in italiano spiccano due volumetti “Ad amare s’impara” e “I miei pensieri sulla gioia”, in cui confluiscono i molteplici interessi, da Sant’Agostino a Dostoevskij, «che rivelano», annota Claudio Cucchiella, «la sua capacità di trovare la presenza di Dio anche nelle piccole cose e di vivere la fede cristiana nella gioia e nella serenità».
Ritornato in Italia nel 2003, fu destinato come parroco di Trasacco, nel convento della Madonna del Perpetuo Soccorso, dove in poco tempo riuscì a conquistarsi la stima e l’amore di tutti i parrocchiani. Un giorno, però, arrivò la notizia del suo trasferimento in un’altra sede. Fu mandato, in un primo momento, al convento dei Frati Cappuccini di Frascati e, successivamente al Volto Santo di Manoppello. Questo trasferimento non fu preso bene dagli abitanti di Trasacco e sfociò in una vera e propria sommossa popolare: per non far partire quel frate tanto amato lo murarono addirittura dentro la casa canonica. Quel “colpo di mano” clamoroso finì su tutti i giornali e televisioni e sui tavoli di prefetti e vescovi. Alla fine quel frate che aveva unito tutto il popolo dovette ubbidire ai suoi superiori e andare dove lo avevano destinato. Si congedò dai parrocchiani dicendo: «Cari fratelli, noi frati francescani dobbiamo arrivare in un posto come se ci fossimo sempre stati e partire come se non ci fossimo stati mai». Tra i molti aneddoti che lo riguardano, come aggiunge il cugino Claudio, «uno dei più significativi riguarda un mendicante che bussò al convento e gli chiese un paio di scarpe. Padre Emilio gli rispose che non le aveva, allora il mendicante gli indicò i sandali che indossava e lui se li tolse e glieli diede. Una peculiarità del suo carattere era il senso dell’ironia e della simpatia. In una delle sue battute diceva che “la predica di un sacerdote doveva essere come la minigonna: corta, provocante e aperta al mistero”». Padre Emilio ha trascorso gli ultimi suoi anni di vita come cappellano dell’ospedale di Sulmona, dove ha continuato, nonostante i problemi di salute, a stare vicino ai malati e ai bisognosi. Domani alle 10 a Pescara l’addio, nella basilica della Madonna dei Sette Dolori. Alle 15 messa a Sulmona nella chiesa dei Padri Cappuccini (San Francesco di Paola).