Addio al nobile Pica Alfieri Se ne va un pezzo di città

Il marchese si è spento in ospedale, aiutò gli onnesi dopo il terremoto Il suo palazzo rappresenta uno dei tesori architettonici del territorio
L’AQUILA. L’ultima immagine pubblica di Fabrizio Pica Alfieri è quella di un uomo che osserva, commosso, il taglio del nastro per l’avvio dei lavori di ristrutturazione dello storico palazzo che porta il suo nome. Il palazzo di famiglia, scrigno di ricordi ed emblemi, dove il marchese ha vissuto fino al 6 aprile 2009. Non tornerà in quelle stanze, né vedrà rifiorire l’antico splendore di uno dei simboli dell’Aquila, con i suoi soffitti a cassettoni, le specchiere, le scrivanie, l’altare della cappella privata.
Fabrizio Pica Alfieri si è spento ieri, all’età di 85 anni, all’ospedale dell’Aquila. Lascia la moglie Maria Clara Chiarizia e il figlio, Fabrizio junior, maestro di musica lirica. Il solo figlio rimasto, dopo la morte prematura di Angelo, scomparso a giugno 2011, a soli 44 anni, per una grave malattia. Sono stati proprio i Pica Alfieri, dopo il terremoto, a mettere a disposizione un vasto appezzamento di terreno, uno dei tanti di proprietà nei dintorni dell’Aquila, dove è stato realizzato il villaggio Map che ospita l’intera comunità di Onna. Qui, per un lungo periodo, ha vissuto anche il marchese Pica Alfieri, con la sua famiglia. Consigliere comunale tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, Fabrizio Pica Alfieri rappresenta un pezzo di storia della città, con i suoi gloriosi trascorsi, che ne hanno segnato il cammino.
E non solo per le sue nobili origini, ma per la volontà di non cedere neppure di fronte alle avversità della vita. Come buona parte degli aquilani, anche il marchese Pica Alfieri, all’indomani del sisma, ha dovuto abbandonare quel palazzo che, tra volte affrescate e opere d’arte, ha accolto pesonaggi quali la regina Margherita d’Austria e Giovanna I d’Aragona.
Lo stabile barocco, a tre piani, domina dal XV secolo piazza Santa Margherita: le sue pietre raccontano vita, nobiltà e storia dei casati che vi si sono succeduti: la potente famiglia dei Lalle Camponeschi, quella dei colonna e dei Barberini fono all’acquisto, nel 1680, da parte dei Pica Alfieri. Una complessa opera di recupero, dell’importo di 8,3 milioni di euro, che terminerà a gennaio 2017, consentirà il recupero della galleria alta 11 metri, larga 8 e lunga 18 che ospitava balli e banchetti.
Dopo il terremoto del 1703 il palazzo venne interamente ricostruito dalla famiglia Pica Alfieri: ne testimonia l’importanza il fatto che l’edificio compare già nelle prime rappresentazioni della città. Citato al primo posto nel Settecento abruzzese nella Storia dell’architettura di Einaudi, proprio per il suo salone a “doppio volume”, con una volta a due piani e una doppia fila di finestre. La sala è rientrata interamente nella proprietà della famiglie Pica Alfieri nel 2001, quando sono iniziati i lavori di restauro e il marchese, insieme ai figli Fabrizio e Angelo, si è adoperato per restituire dignità a uno dei simboli dell’Aquila, che voleva riaprire al più presto alla città e renderlo fruibile. Testimone che passerà, adesso, al figlio Fabrizio.
La Pro loco di Onna, la Onna onlus, il Centro anziani e la congregazione Maria Santissima delle Grazie ricordano Fabrizio Pica Alfieri «con affetto e gratitudine» per quanto fatto a beneficio degli onnesi.
I funerali si terranno oggi, alle 15, nella Basilica di San Bernardino.
Monica Pelliccione
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