Addio al ramiere di Tempera una vita dedicata al suo paese

L’AQUILA. «Se n’è andato un artefice della vita di Tempera, che si è sempre battuto per la salvaguardia del suo paese». L’ambientalista Alfonso De Amicis ricorda il ramiere Giovanni Ghizzoni,...
L’AQUILA. «Se n’è andato un artefice della vita di Tempera, che si è sempre battuto per la salvaguardia del suo paese».
L’ambientalista Alfonso De Amicis ricorda il ramiere Giovanni Ghizzoni, scomparso «senza averlo visto ricostruito».
«Otto anni», scrive De Amicis, «sono un tempo storico considerevole. Un tempo che porta a cambiamenti sul piano sociale ed economico e sul piano dei meri numeri. Mentre aspettavamo, molti ci hanno purtroppo lasciati. Generazioni cresciute con la rinascita del Dopoguerra e che hanno vissuto tutto questo con un piede nel passato e uno sguardo verso il futuro. Giovanni Ghizzoni è stato un artefice a modo suo della vita di Tempera. Insieme al fratello Guido per molto tempo ha fatto vivere la rameria, che insieme a mulini e cartiera ha rappresentato e rappresenta la ricchezza dell’archeologia industriale della Riserva naturale del Vera».
«Ero appena arrivato a Tempera», racconta De Amicis, «quando la mamma Seconda fece suonare le campane della chiesa, affinché tutta la popolazione del piccolo borgo accorresse alla sorgente per evitare il misfatto e salvare la bellezza e la ricchezza di questo territorio, la quantità enorme di acqua, che è la vera risorsa di tutta la vallata. Giovanni si è sempre battuto per la salvaguardia di tutto ciò, ha sempre avuto il suo paese nel cuore. Chiedeva sempre conto della ricostruzione di Tempera. In cuor suo curava l’aspettativa di vederlo rinascere. A ogni incontro mi incitava a scrivere, a fare qualcosa. Non sono riuscito a soddisfare questo suo anelito. Se n’è andato uno di quella generazione che tutto sommato aveva e ha caratterizzato l’intera vita di questo pezzo di territorio. La pensavamo diversamente, ma ci si riconosceva. Dispiace veramente», conclude De Amicis rivolto all’amico scomparso, «che non si possa continuare a progettare e a vivere la Tempere nostra. Che la terra ti sia lieve». (r.s.)
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