Addio al ristoratore Luigi Cuore d’oro del post-sisma

Massari aveva 95 anni, dopo il terremoto la sua attività fu un punto di riferimento Per una vita aveva lavorato da boscaiolo ed era famoso anche per le carbonaie
TORNIMPARTE. Nei drammatici giorni successivi al terremoto del 2009 divenne famoso perché il suo fu uno dei pochi ristoranti dell’Aquila a restare aperto. Si è spento ieri Luigi Massari, classe 1928, che insieme a figli e nipoti gestiva il ristorante “Cacio e pepe” a Scoppito. «In quel periodo abbiamo ospitato tutti», ricorda il figlio Giuseppe, «eravamo diventati un punto di riferimento. Anche per chi la mattina presto veniva a bussare alla nostra porta per chiedere del latte per un bambino». All’epoca l’attività della famiglia Massari conobbe il boom. Ma colpì molto il fatto che, in quel momento difficile, nonostante le circostante fecero aumentare a dismisura la domanda e diminuire l’offerta, lasciò i prezzi invariati. La ristorazione era un pallino di Giuseppe, che si è concretizzato agli inizi degli anni 2000. I Massari fino ad allora si erano occupati soprattutto di legno. Luigi, nato a Tornimparte, aveva infatti sempre lavorato come boscaiolo e carbonaio. Anche fuori dalla regione, nelle zone di Perugia e Spoleto. «Papà era una persona che si faceva ben volere», ricorda ancora il figlio Giuseppe, «era onesto, buono. Aveva carisma. Tutti quelli che lo conoscevano gli si affezionavano: in certi posti, c’era chi era disposto a togliere il bosco a parenti e paesani per darlo a lui».
Nel 2023 avrebbe festeggiato i settant’anni di matrimonio con Ernestina Giansante, cinque anni più giovane, nata anch’essa a Tornimparte. Dal matrimonio sono nate, oltre a Giuseppe, Cristina e Marisa. Sette i nipoti e dieci i pronipoti che lascia Luigi, i cui funerali sono stati celebrati ieri nella chiesa di San Vito. «La metafora della vita della nostra grande famiglia è racchiusa tutta attorno a un elemento naturale: il legno», hanno scritto figli e nipoti nel messaggio letto ieri durante le esequie, «legno di quell’albero rigoglioso di cui tu rappresenti le radici». Prima di farsi un nome, con i familiari, nel settore della gastronomia, era per la legna infatti che tutti lo conoscevano. Per la legna e per la capacità di realizzare carbonaie: «Era un artista in questo», sottolinea il figlio Giuseppe. Poi è arrivata la cucina, su un terreno di proprietà a Scoppito, con quel nome “Cacio e pepe” che evoca la cucina romana, ma che in realtà era una variante di casa, con un mix di formaggi al posto del pecorino, da dove è germogliata la nuova vocazione dei Massari.
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