Addio Amatangelo, lo piangono i forestali

Aveva 56 anni. Fu uno dei pilastri della stazione di Pacentro-Cansano e poi del comando di Sulmona
SULMONA. Ha lottato per 10 lunghi anni contro una rara malattia alle ossa che lo aveva colpito improvvisamente trasformandolo piano piano anche nel fisico. Ma lui non si è mai voluto arrendere lottando come un leone per vincere una battaglia che alla fine lo ha visto soccombere.
Grave lutto nei carabinieri forestali di Sulmona. Lunedì mattina, a 56 anni, è venuto a mancare Sabatino Amatangelo, fino a qualche anno fa uno dei pilastri della stazione della Forestale di Pacentro-Cansano e del comando di Sulmona. Originario di Rocca Pia, aveva dovuto lasciare il servizio per la malattia che lo aveva colpito. Da quel momento era stato costretto ad abbandonare il corpo Forestale e negli ultimi tempi era custode dell’Abbazia celestiniana, lavoro che svolgeva con la consueta professionalità accogliendo turisti e visitatori. Nella sua attività nella Forestale si era distinto per il suo senso del dovere, lavorando sempre nel campo della tutela dell’ambiente. Numerose sono state le sue operazioni che hanno portato alla denuncia di tanti cacciatori di frodo e di abusi edilizi all’interno delle aree protette. Non aveva mai nascosto la sua fede calcistica per l’Inter anche se la sua squadra del cuore era il Pescara, colori che ha voluto con sé anche nel suo ultimo viaggio. Molto conosciuti lui e i suoi familiari per essere fratello del sacerdote don Palmiero, ex parroco di Rivisondoli, mentre la sorella Genoveffa è impiegata nell’ufficio Anagrafe del Comune. E ieri, al fianco della moglie Annarita e dei figli Elisabetta e Marco, c’erano anche loro con i colleghi della forestale, gli amici e tutti quelli che gli volevano bene. «Molto spesso insieme con Sabatino ci incontravamo qui in chiesa per un momento di preghiera e non solo. Talvolta si fermava per la messa e anche per parlare della sua malattia. Si vedeva che era stanco, ma confidava nel Signore e non si lamentava mai convinto che l’avrebbe spuntata. Voleva tanto bene a noi sacerdoti e la fede che aveva ci dava fiducia. Era preoccupato solo per la sua famiglia perché non voleva dare questo peso». Così don Waldemar Niedziolka, parroco di Cristo Re fino al 2018, lo ha ricordato. (c.l.)
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