Addio Scipioni, maestro della tessitura

L’AQUILA. Lutto a Paganica e Camarda per la scomparsa del 79enne Gustavo Scipioni, tra i più abili artigiani del tessile del borgo di Farfa (nel comune di Fara in Sabina) noto per l’antica abbazia...
L’AQUILA. Lutto a Paganica e Camarda per la scomparsa del 79enne Gustavo Scipioni, tra i più abili artigiani del tessile del borgo di Farfa (nel comune di Fara in Sabina) noto per l’antica abbazia benedettina. Scipioni, che si è spento al Gemelli di Roma, ha reso famosi nel mondo i tessuti del Laboratorio “Tessil Art”, fondato nel 1937 da sua madre Teodolinda Palmerini, assumendone direttamente la conduzione nel 1985, alla morte di lei. «Gustavo Scipioni», ricorda lo scrittore Goffredo Palmerini, «era nato all’Aquila l’11 agosto 1942. La popolosa frazione di Paganica è stato il paese natale della madre Teodolinda, figlia di mastro Adamo Palmerini, provetto fabbro con genialità artistiche nel ferro battuto, esponente di punta d’una stirpe di fabbri presente a Paganica da metà Settecento. Il padre di Gustavo, Augusto Scipioni, era nato nel 1901 a Camarda, a pochi chilometri da Paganica. Carabiniere, con alle spalle la campagna d’Africa, Augusto aveva raggiunto la moglie Teodolinda per affiancarla nell’avviata azienda tessile, che poteva contare su 4 telai artigianali in legno. Intanto Gustavo faceva i suoi studi classici fino alla maturità nel liceo annesso al monastero dei Benedettini di Farfa, ma già da ragazzo girava in laboratorio osservando la perizia materna nella tessitura e prendendo confidenza col telaio. Un’esperienza già in parte seguita da sua sorella Gabriella, insegnante, tornata a vivere a Paganica dopo il matrimonio con Nicola Pappalepore. Quando nel 1985 scompare la madre, forte del talento artigiano respirato nel laboratorio di famiglia, Gustavo si mette al telaio, come se l’avesse sempre fatto. Aveva raccontato la storia dell’azienda sottolineando come, per sua madre, la tessitura fosse solo l’ultima fase di un processo che iniziava con la scelta e l’acquisto della lana, alle fiere del Reatino dove i pastori portavano “il fiocco”. Teodolinda portava poi la lana, perché fosse filata, al lanificio Luna di Rieti oppure al lanificio Mori dell’Aquila. Là veniva cardata e ritorta per la successiva tessitura, per farne coperte, arazzi o tappeti. La biancheria di pregio prodotta da “Tessil Art” ha impreziosito i tavoli del Quirinale nelle grandi occasioni. Lascia la moglie Elena, i figli Gianluca, Elisabetta e Paola, la sorella Gabriella».

