Adsu, scontro sulla residenza Campomizzi

Allarme da tre consiglieri: l’azienda vuole chiuderla lasciando a piedi 60 studenti. Alesse: scelta miope
L’AQUILA . L’unica residenza universitaria della città, quella all’interno dell’ex caserma Campomizzi, rischia di chiudere a settembre, all’inizio del nuovo anno accademico. A lanciare l’allarme sono tre componenti del consiglio di amministrazione dell’Azienda diritto allo studio dell’università (Adsu), Maurizio Passacantando, Sara Cecala e Matteo Paoletti, preoccupati dal «grave atteggiamento» della presidente Eliana Morgante del vicepresidente Antonio Pensa e del direttore Luca Valente. «Siamo rimasti soli a credere ancora nel ruolo strategico che il diritto allo studio», affermano i consiglieri che puntano il dito anche contro i ritardi nell’erogazione delle borse di studio. A sostenere la protesta anche il rettore Edoardo Alesse che parla di «gestione aziendale miope e inefficiente».
I CONSIGLIERI. «Nel consiglio di amministrazione del 24 marzo siamo stati costretti a respingere, a maggioranza, la proposta di chiusura anticipata della residenza Campomizzi, ipotizzata già a partire da questo mese o entro maggio, formulata da Morgante e Pensa, in adesione alle posizioni del direttore Valente», dicono i consiglieri, «tale sciagurata decisione avrebbe lasciato in mezzo la strada 60 studenti ospiti della struttura. A distanza di qualche giorno dallo scorso consiglio è stata nuovamente sottoposta alla nostra attenzione un’istanza, formulata anch’essa da Valente e sostenuta dai suoi collaboratori, che addirittura prevede per il prossimo anno accademico, da settembre, la non riapertura degli alloggi perché, a parere loro, ospitare gli studenti è da ritenersi scelta economicamente svantaggiosa». I consiglieri, inoltre, tornano alla carica sulle borse di studio: «È intollerabile il totale disinteresse dimostrato dalla Regione, sia dal presidente Marco Marsilio, sia dall’assessore al diritto allo studio Pietro Quaresimale. Ancora oggi ci sono duemila studenti idonei che attendono la borsa di studio».
ALESSE. Anche il rettore critica duramente l’Adsu. «Il fatto che attualmente vi sia in città un ridotto numero di studenti non significa nella maniera più assoluta che l’università sia chiusa. È solo sospesa la didattica in presenza. Il valore dei diritti non si misura sulla base del numero di coloro che ne usufruiscono, ma ha un significato generale che qualifica la maturità e la lungimiranza delle comunità e dei loro rappresentanti amministrativi e politici». (m.c.)
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