Affitti “gonfiati” Assolti l’ex rettore di Orio e Del Vecchio

4 Aprile 2017

Scagionato in tribunale anche il commerciante Gallucci La Procura ha assecondato le richieste delle difese

L’AQUILA. Il Tribunale ha assolto «perché il fatto non costituisce reato» l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, l’ex direttore amministrativo dello stesso ateneo, Filippo Del Vecchio, e «per non aver commesso il fatto», l’imprenditore aquilano Marcello Gallucci, nell’ambito del processo penale, in corso da molti anni, sui canoni che sarebbero stati gonfiati per affittare il capannone che in passato ospitò l’azienda Optimes, poi fallita, a Pile.

Lì vennero ricollocate le facoltà universitarie di Ingegneria ed Economia che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009. L’accusa per i tre era di abuso d’ufficio e truffa: anche il pm David Mancini, che aveva chiesto il rinvio a giudizio con accuse molto precise, nella requisitoria di ieri, al contrario, ha chiesto l’assoluzione con formula dubitativa perché, pur ribadendo i costi lievitati e alcune illegittimità amministrative, per esempio la stima dei costi chiesta all’Ute (ora Agenzia del territorio) dopo la stipula dei contratti di affitto, il rappresentante dell’accusa ha sostenuto che non poteva chiedere la condanna perché non sono emerse prove del passaggio illecito di denaro; e, se ci sono state delle irregolarità procedurali, sono state commesse in buona fede anche a fronte del fatto che si operava in condizioni di emergenza.

Di Orio, come ha fatto ieri nelle dichiarazioni spontanee da lui rilasciate, ha sempre respinto ogni accusa formulata dal pm, affermando di aver firmato atti per far rimanere l’università all’Aquila dopo il terremoto e salvarla «contro la carità pelosa che ci veniva offerta», ovvero l’ipotesi di uno spostamento in altre sedi dopo la distruzione del sisma.

Nel corso degli anni ci sono state polemiche per la mancata costituzione dell’Università come parte civile, condizione che è stata negata a inizio processo anche ad una associazione legata a professori universitari.

Tra le altre contestazioni agli imputati, ora cadute con l’assoluzione, il fatto che l’Ateneo si fosse impegnato a versare alla Gallucci un sovrapprezzo di 699 mila euro l’anno per quattro anni per rimborsare il suo intervento di adeguamento della struttura per renderlo funzionale a ospitare le facoltà universitarie, senza regolare bando di gara necessario per quegli importi.

Le motivazioni saranno note il 30 aprile, giorno fissato per il deposito. Gli imputati sono stati assistiti dagli avvocati Giovanni Marcangeli, Ascenzo Lucantonio, Antonio Milo, Stefano Rossi, Mauro Catenacci.

Il caso si chiude qui visto che a giugno scatterà la prescrizione. (g.g.)

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