Agenda rossa, Cardella teste a Caltanissetta

15 Luglio 2014

Il procuratore dell’Aquila è stato ascoltato ieri nell’ambito del processo «Borsellino quater»

CALTANISSETTA. «Sapevamo che Borsellino aveva una borsa ma non sapevamo dove era finita. La trovammo, abbandonata su una poltrona, a Palermo, nell’ufficio del capo della Squadra Mobile, Arnaldo La Barbera. Posso escludere che al suo interno ci fosse l’agenda rossa». Lo ha detto Fausto Cardella, procuratorte dell’Aquila, deponendo al processo «Borsellino quater» a Caltanissetta, dove fu applicato come sostituto procuratore per indagare sulle stragi del ’92. «Sulla presenza nell’ufficio di La Barbera della borsa del giudice Borsellino, ne parlammo proprio con lui. Ma l’allora capo della Mobile di Palermo, disse che se l’era ritrovata lì e non sapeva come ci fosse arrivata», ha aggiunto Cardella «all’interno c’era sicuramente un’agenda marrone, di quelle appartenenti ai carabinieri. C’era poi un’agenda con alcuni numeri di telefono ma l’agenda rossa, di cui ne aveva parlato il maresciallo Canale, non c’era», ha puntualizzato il teste, e ha ricordato che «venne quindi avviata un’attività investigativa per verificare chi fosse presente in via d’Amelio nei momenti successivi alla strage. Cercammo di ricostruire come la borsa fosse arrivata proprio nell’ufficio di La Barbera. In quel periodo» ha rievocato Cardella «si facevano diverse ipotesi, a seguito anche di qualche esposto anonimo, circa la presenza sul luogo dell’attentato, di rappresentanti istituzionali. In particolare eravamo io e Ilda Boccassini ad occuparci delle stragi», ha riferito Cardella, che ha descritto la situazione da lui trovata quando si insediò a Caltanissetta: «All’epoca era Arnaldo La Barbera, capo della Squadra Mobile di Palermo, ad indagare sulle stragi. In carcere c’erano due detenuti, Salvatore Candura e un altro, e nelle loro celle erano state collocate delle microspie. Proprio le dichiarazioni dei due detenuti ci condussero poi all’arresto di Vincenzo Scarantino».