Aggredirono Tunno, condannati

La lite per due pitbull che padre, madre e figlia lasciavano liberi
SULMONA. Non voleva che due pitbull ritenuti pericolosi, fossero liberi senza guinzaglio e senza custodia sul terreno confinante al suo canile. Una imposizione che non è andata giù alla famiglia proprietaria dei cani tanto che la questione è finita in lite. Ad avere la peggio è stata Gabriella Tunno, che allora gestiva il canile comunale, che riportò contusioni e ferite guaribili in cinque giorni. La vicenda giudiziaria che ne è scaturita si è conclusa ieri con la condanna dei tre componenti della famiglia, padre, madre e figlia. Il giudice monocratico Francesca Pinacchio ha condannato l’uomo, Alfredo Elia, a tre mesi di reclusione per il reato di minaccia, mentre Daniela Caponera e Alessia Elia sono state condannate entrambe a nove mesi di reclusione per i reati di violenza privata e lesioni personali. Tutti e tre dovranno pagare le spese processuali e una provvisionale di .2500 euro oltre al danno arrecato alla parte civile da liquidarsi in separata sede. Ma l’avvocato Silvia Iafolla che difendeva la famiglia Elia, ha già annunciato di voler ricorrere in appello. Sono due gli episodi finiti sotto la lente della magistratura. Il primo si verificò il 2 febbraio 2016 quando Daniela Caponera e Alessia Elia, madre e figlia, avrebbero impedito alla Tunno di allontanarsi dal proprio canile privato a bordo della sua autovettura. La prima sedendosi al centro della strada e la seconda stando in piedi vicino alla madre. La figlia avrebbe quindi aggredito la Tunno con graffi e percosse, procurandole una ferita lacero-contusa al naso, un ematoma della regione zigomatica e un’escoriazione al braccio sinistro. Il secondo episodio risale al 7 febbraio 2016 e vide protagonista il capo famiglia Alfredo Elia, il quale minacciò in modo grave la sua confinante, lanciandole contro un pezzo di legno, che cercava di riprenderlo con il telefonino mentre i suoi cani, i due pitbull giravano senza guinzaglio. Ieri la condanna. (c.l.)
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