Aggregati ancora da costituire nuove regole e zero trasparenza

22 Luglio 2016

Per legge i Comuni devono subentrare ai privati inadempienti e nominare un commissario ad acta Un emendamento ha tolto l’obbligo di affidare i lavori con il procedimento di evidenza pubblica

L’AQUILA. La vicenda degli aggregati che i privati non hanno costituito e che i Comuni sono obbligati (al loro posto) a costituire nominando un commissario ad acta, rischia di diventare – insieme alla vergognosa vicenda delle abitazioni equivalenti – un altro buco nero della ricostruzione dell’Aquila. Intanto ecco quello che è successo appena due giorni fa. Nel decreto enti locali approvato dalla Camera (ora dovrà esserci il passaggio in Senato) spuntano emendamenti che riguardano anche la ricostruzione dell’Aquila. Ci sono un bel po’ di soldi per il bilancio del Comune dell’Aquila, altri fondi per i Comuni minori e poi c’è un emendamento che recita: «Nell’articolo 67-quater, comma 2, lettera a), del decreto-legge 22 giugno 2012, numero 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, numero 134, il secondo periodo è sostituito dal seguente: “Decorso inutilmente il termine il Comune si sostituisce al privato inadempiente e, previa occupazione temporanea degli immobili, affida, con i procedimenti in essere per la ricostruzione privata, la progettazione e l’esecuzione dei lavori».

La legge che si va a modificare è la legge Barca, quella che ha dato nuove regole alla ricostruzione dopo l’uscita dal commissariamento. Ma l’emendamento cosa modifica? Modifica il passaggio della legge Barca dove era scritto: «Decorso inutilmente il termine il Comune si sostituisce al privato inadempiente e, previa occupazione temporanea degli immobili, affida, mediante procedimento ad evidenza pubblica, la progettazione e l’esecuzione dei lavori....». Quindi che cosa accade: fino a ieri il Comune costituiva l’aggregato, nominava un commissario (il Comune dell’Aquila dovrebbe sceglierlo in una lista di aspiranti commissari che devono essere individuati attraverso un avviso pubblico) e il commissario con procedimento ad evidenza pubblica sceglieva progettista e ditta a cui affidare i lavori. Che cosa è l’evidenza pubblica? E’ un modo, dicono gli esperti, per porre in essere «tutte le cautele e le garanzie affinché principi di portata costituzionale non siano vanificati. Principi che, nella sostanza, mirano ad evitare che l'amministrazione ponga in essere "favoritismi" nei confronti di particolari soggetti che venissero a relazionarsi con l’ente pubblico». Oggi quello stesso commissario può agire con le medesime norme valide per gli aggregati costituiti dai privati: scegliere cioè progettisti e ditte praticamente senza regole perché le regole che ci sono (fra cui le famose 5 imprese da contattare) sono di fatto una presa in giro. Ma chi è che sceglie il commissario? Se è vero che il Comune dell’Aquila sta facendo un elenco pubblico nel quale individuarlo (nei Comuni minori non c’è nemmeno quello) il sindaco può comunque indicare il commissario sulla base “dell’intuitu personae” un latinorum che significa che il primo cittadino sceglie di testa sua e nessuno può contestargli nulla. Inoltre: mentre nei normali aggregati il presidente o il capo condòmino deve comunque confrontarsi con l’assemblea dei proprietari e quindi le notizie circolano e qualcuno può opporsi a decisioni che non ritiene regolari, il commissario scelto “intuitu personae” dal sindaco, fa, in teoria come gli pare. I commissari saranno pure tutte persone oneste e corrette ma se nessuno li controlla il rischio che lunghe ombre si allunghino sulle procedure è forte. Ma perché si è pensato a questo emendamento? Per fare presto? Ipotesi risibile visto che se l’aggregato non è stato costituito dai privati forse tutta questa fretta non c’era. Gli aggregati da commissariare fra L’Aquila e cratere sono centinaia. Si tratta di un “affare” da circa mezzo miliardo. Soldi pubblici che saranno gestiti da sindaci, commissari nominati dai sindaci, progettisti e ditte scelte dai commissari. Un circuito perverso che non si sa dove porterà. I reggitori naturalmente diranno che non è vero, che è tutto trasparente, che i giornalisti sono matti. Forse.

Ma chissà cosa ne pensa Raffaele Cantone, capo dell’autorità anti-corruzione.