Aggregati, la carica dei commissari

Dove non sono stati costituiti deve intervenire il Comune. Ma le procedure (soprattutto nei centri del cratere) sono nebulose
L'AQUILA. La ricostruzione non è solo quella che appare a prima vista: cantieri, gru che svettano sui centri storici, viavai di operai e di camion. Ci sono anche aspetti di cui si parla poco ma dentro i quali “ballano” centinaia di milioni di euro. La convinzione generale è che gli aggregati che sono nati dal 2010 a oggi coprono tutto ciò che deve essere ricostruito. E invece no. Ci sono centinaia, forse migliaia di abitazioni sia nel comune dell’Aquila che nei comuni del cratere che non sono ricomprese in nessun aggregato. Perché? Semplicemente perché nessuno si è preoccupato di costituire l’aggregato. Le motivazioni sono diverse: magari i proprietari sono da tempo all’estero, oppure si tratta di proprietà indivise e disperse in mille linee ereditarie o – capita anche questo – chi doveva provvedere se ne è semplicemente infischiato.
Fra la miriade di norme ce ne sono un paio (l’opcm 3820 e l’opcm 3832) che prevedono la costituzione obbligatoria dei consorzi. Se non lo fanno i proprietari (che naturalmente non perdono i diritti sull’immobile) subentra il Comune competente per territorio che, dopo aver diffidato i proprietari e non avere ricevuto risposta, nomina un commissario il quale avvia tutte le procedure per la ricostruzione dell’aggregato.
Pare, ma è solo una stima di massima, che in gioco ci siano circa 500 milioni di euro tra L’Aquila e gli altri centri del cratere. Una cifra che sarà gestita direttamente dai commissari nominati dai sindaci. Un potere enorme che si concretizza nella scelta – a discrezione dei commissari (che avranno gli stessi compensi economici previsti per i presidenti) – sia dei tecnici che delle imprese.
Il Comune dell’Aquila con la determina numero 7 dell’11 febbraio scorso si è posto il problema della trasparenza di tali procedure.
Infatti a voler essere sospettosi a tutti i costi è facile immaginare che il commissario nominato dal sindaco possa favorire questo o quel tecnico, questa o quella impresa in barba a ogni regola (gli appalti nella ricostruzione privata prevedono l’affidamento diretto se pur in un range – fittizio – di 5 ditte).
Il Comune capoluogo ha deciso di costituire un albo comunale di commissari ad acta dal quale attingere il nome a cui affidare gli aggregati da costituire. Sono già arrivate 39 domande, in maggioranza si tratta di avvocati, ingegneri e architetti. La nomina da parte del sindaco avviene, è scritto nel documento comunale, in base all’intuitu personae, che significa in base alla fiducia personale. Dunque il primo cittadino dentro quell’albo può scegliere chi vuole se pur rispettando “il principio di rotazione e di parità di trattamento fra uomini e donne”.
Nei Comuni del cratere siamo invece all’anno zero. I sindaci, in teoria, possono nominare il commissario senza nemmeno far riferimento a un albo. A Navelli (ma solo in quel Comune) la questione è stata posta con forza da tre consiglieri di minoranza Giulia Giampietri, Luigi Torlone, Remo Cantalini. I tre hanno proposto un vero e proprio regolamento che oltre all’albo prevede norme stringenti tra cui persino una regolare gara di appalto come se fosse un’opera pubblica. Inoltre le imprese dovrebbero essere scelte dentro una white list depositata all’ufficio speciale di Fossa. I sindaci sceglieranno la trasparenza o la nebulosità della ricostruzione? Dalle decisioni – o non decisioni – che saranno prese nelle prossime settimane ne sapremo di più.
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