Aggressione al bar a Prata: quell’arresto fu legittimo

28 Aprile 2024

L’AQUILA. Fu legittimo l’arresto, nel dicembre 2023, di Emanuela Silveri Bernabeo, 44 anni, di Pescara, ma residente a Prata d’Ansidonia, che all'epoca dei fatti fu accusata di tentato omicidio...

L’AQUILA. Fu legittimo l’arresto, nel dicembre 2023, di Emanuela Silveri Bernabeo, 44 anni, di Pescara, ma residente a Prata d’Ansidonia, che all'epoca dei fatti fu accusata di tentato omicidio perché, brandendo un coltello, aggredì una persona in un bar. La donna fu afferrata alle spalle e bloccata in tempo.
Sul posto intervennero i carabinieri della Compagnia dell'Aquila, i quali arrestarono la donna.
Il tribunale, però, con un’ordinanza, non convalidò l’arresto.
Contro quell’ordinanza ha fatto ricorso in Cassazione la Procura della Repubblica e l’Alta Corte le ha dato ragione.
Il tribunale, si legge nella decisione della Cassazione, “aveva escluso la sussistenza del fumus oggetto della provvisoria contestazione e pertanto non convalidava l’arresto e respingeva la richiesta di applicazione di misura cautelare nei confronti della predetta, ritenendo che le sue condotte fossero piuttosto riconducibili alla fattispecie di reato della minaccia”.
Secondo la Cassazione, invece, “la valutazione del giudice sulla legittimità dell’arresto, pur non estendendosi all’accertamento dell’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, deve tuttavia avere a oggetto la configurabilità in astratto del reato per cui si è proceduto all’arresto e la sua attribuibilità alla persona arrestata. Il giudice, poi, deve controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l’eseguito arresto, ossia valutare la legittimità dell’operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo stato di flagranza e all’ipotizzabilità del reato contestato. La stessa ordinanza del tribunale evidenzia che, dalle immagini tratte dall’impianto di videosorveglianza del bar dove è avvenuto il fatto, era possibile vedere l’indagata puntare un coltello (con lama lunga 24 centimetri) al collo della vittima come se fosse pronta a infliggere un fendente e che solo l’ azione repentina di un terzo le aveva impedito di procedere oltre, poiché il soggetto intervenuto le aveva afferrato la mano sfilandole il coltello. Pertanto, sulla base di tali elementi, era ipotizzabile il reato di tentato omicidio con la conseguente legittimità dell’operato dei carabinieri. Alla stregua dei rilievi che precedono, a nulla rilevando i successivi sviluppi processuali quanto alla fase cautelare, e ciò proprio in ragione degli illustrati princìpi e dell’autonomia del procedimento di convalida, deve ritenersi la fondatezza del ricorso, con il conseguente annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato. Tale annullamento è finalizzato esclusivamente alla definizione della correttezza dell’operato della polizia giudiziaria”, affermano in conclusione i giudici della Corte di Cassazione.
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