Agguato al gay, preso a sassate e ferito

Il 30enne affiancato da un’auto con cinque giovani e insultato: «Sono stato sempre discriminato per la mia omosessualità»
MAGLIANO DE’ MARSI. Quel sasso gli ha procurato un forte dolore alla gamba. I beceri insulti gridati a squarciagola e subiti prima di essere colpito per lui sono la banalità della malvagità che lo perseguita da adolescente. No, non sono state queste le cose che lo hanno “ferito”. Quel sasso ha centrato in pieno il suo orgoglio di persona sessualmente diversa. «Adesso basta», si è detto, «da questo momento le cose devono cambiare».
Si è fatto coraggio e ha varcato la soglia della caserma dei carabinieri di Magliano de’ Marsi, dove ieri pomeriggio, seduto davanti ai militari che hanno verbalizzato la sua denuncia ha raccontato l’aggressione omofoba subita l’altra notte in paese, mentre rincasava. Prima di raccontarli ai carabinieri, il 30enne, che non ha mai fatto mistero della sua omosessualità, i fatti li ha brevemente narrati sul suo profilo Facebook. «Non cerco i mi piace», ha sottolineato, «cerco solo informazioni per capire chi mi ha aggredito».
Ma veniamo all’accaduto. Verso le 22.30 il giovane percorreva la via Cicolana appena uscita di casa. Nella strada, al centro storico, è stato avvicinato da una Fiat Punto con a bordo cinque persone. «Avevo gli auricolari perché stavo parlando con una mia amica al telefono e non ho capito immediatamente cosa significassero le urla provenienti dall’abitacolo. Ho appena fatto in tempo a togliere le cuffiette che ho sentito un colpo alla gamba e gli insulti». La macchina subito dopo è fuggita a grande velocità dileguandosi per il centro di Magliano. Lui ha cercato di rincorrerla per leggere almeno la targa, ma non ce l’ha fatta. È tornato sui suoi passi e ha visto per terra l’oggetto che gli è stato scagliato contro: non precisamente un sasso ma un pezzo di asfalto che si è frantumato in molti pezzi dopo essere stato colpito. «Fanno i coraggiosi in branco», racconta.
Non è la prima volta che il 30enne viene aggredito per la sua omosessualità. Da adolescente era stato picchiato sempre da un branco di coetanei, ma lo aveva raccontato solo in famiglia. «Ho una famiglia prodigiosa», prosegue orgoglioso, «una madre unica, aperta, moderna che non mi ha mai fatto pesare alcunché nella vita. Sono gli altri che mi hanno sempre discriminato perché omosessuale. Però capisco, viviamo in un contesto di provincia ed è difficile rompere schemi culturali ormai radicati e cristallizzati. Ma una cosa devo dirla: spesso ho trovato molta più tolleranza e comprensione in ambiti non culturalmente elevati, piuttosto che in circoli ritenuti di più alto livello intellettuale».
Dopo la sua denuncia su Facebook, i carabinieri della locale stazione lo hanno chiamato per capire l’accaduto. «Non voglio nemmeno agire penalmente contro questi che ritengo sicuramente dei ragazzi che hanno voluto fare una bravata, ma è necessario individuarli affinché questi episodi non si ripetano né contro di me né contro altri», riprende.
Il giovane, infatti, racconta delle sue difficoltà nel mondo del lavoro dove ogni pretesto è buono, per i datori che apprendono della sua omosessualità, per essere licenziato o per non rinnovargli il contratto. «Ci sono abituato a questo, ma mai più aggressioni», conclude.
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